Chi non muore si rivede: l’antifascismo


Domani, venerdì 4 aprile 2008, sbarca a Bologna Stefano Morselli, leader della Destra, quella con la maiuscola, irriducibile e nostalgica, quella che non ha mai visto di buon occhio il ripudio del fascismo fatto da Gianfranco Fini. E Bologna si mobilita; si mobilitano i nuovi e giovanissimi “anti-fascisti” così come ieri si sono mobilitate le ragazze, le nuove e giovanissime “femministe”. Piazza Maggiore, nel giro di pochi mesi, dal V-day di Beppe Grillo in poi si prepara così a mettere in scena una nuova contestazione radicale della classe politica. Dell’intera classe politica, non solo di Ferrara e della Destra, perché in soccorso al leader anti-abortista si sono schierati tutti, ma proprio tutti.BOLOGNA CONTRO FERRARA. Sembra un derby e invece è una partita democratica. Per Veltroni, Prodi, Bertinotti, Alemanno, Cicchitto, Santanchè, Bettini e Giordano non si può contestare così duramente un avversario politico. E Miriam Mafai su Repubblica scrive: “Giuliano Ferrara incarna in questo momento una posizione politica e culturale che mi offende come donna e che rischia, se fosse vincente, di far tornare centinaia di migliaia di donne alla vergogna ed alla sofferenza degli aborti clandestini”. Eppure uova e fischi non vanno bene comunque. Letteralmente: è legittimo far soffrire fisicamente centinaia di migliaia di donne ma non è lecito opporsi a questo tentativo in maniera forte. Non stiamo parlando di Violenza con la maiuscola, di “linciaggio” come ha scherzato quella vecchia volpe di Ferrara ma di oggetti lanciati verso un palco, di un poliziotto (poveretto) con la spalla lussata, di giornalisti con qualche punto in testa (povero Michele Smargiassi), di un po’ di manganellate piovute a caso (non dimentichiamo che il capo della polizia si chiama Manganelli, dopo tutto).ALMIRANTE AL CANTAGALLO. Racconta il sindaco Sergio Cofferati che ieri ha assistito al “linciaggio” di Ferrara dalla finestra del suo studio su piazza Maggiore (manco fosse Maria Antonietta allo scoppio della Rivoluzione francese) e di essersi ricordato gli anni bui della Repubblica. Gli da manforte Miriam Mafai: “una sorta di grottesca replica di altre aggressioni che abbiamo visto in anni lontani contro militanti e manifestazioni di opposti schieramenti”. Dall’uovo alla P38 ci separa dunque una distanza tanto breve quanto quella che separa lo spinello dallo sniffo di cocaina (entrambe affermazioni opinabili).Vorremmo ricordare una storia successa ben 37 anni fa. Ai primi di giugno del 1971 il leader neo-fascista Giorgio Almirante (già repubblichino e fucilatore di partigiani) si trovò a fermarsi all’autogrill del Cantagallo “dalla parte di Bologna”, a pochi chilometri da Marzabotto trucidata dai nazisti. La memoria “dalla parte di Bologna” non era ancora estinta a 25 e più anni dall’eccidio e i 16 lavoratori del Cantagallo piantarono lì uno sciopero che impedì ad Almirante di mangiare (“neanche un panino”) e di fare benzina. Se ne dovette uscire, fare inversione di marcia e fermarsi al Cantagallo “dalla parte di Firenze”. I 16 scioperanti furono accusati e processati; e per sostenere le spese processuali venne incisa una canzone, che veniva venduta un po’ clandestinamente a Bologna e dintorni. Non era certo un capolavoro ma soprattutto non era tanto corretta politicamente: L’altro giorno sull’autostradasul versante che porta a Bolognaviaggiava un topo di fognaaffamato voleva mangiararrivato che fu al Cantagalloha di fronte un bel ristorantemeno male pensava Almirantecosì almeno potremo mangiartutti fermi le braccia incrociatenon si muove nessun cameriereniente pranzo per camicie nerea digiuno dovranno restartorna in macchina il boia Almirantee si appresta a fare benzinaci spiace quest’auto è missinae cominciano a scioperarquesta storia esemplare è finitama rimane nella mente e nel cuoredi chi lotta contro i fascisticon i fatti e non a paroleAlla fine i sedici scioperanti, dopo due anni di processi, vennero assolti. Il fatto non era un reato (e ci mancherebbe altro). Contestare un personaggio pubblico dovrebbe essere un diritto assoluto che rientra nel diritto di espressione dei cittadini. E tanto più radicali e “violente” (stiamo alla valutazione di Miriam Mafai) sono queste idee politiche tanto più forti dovrebbero essere le contestazioni. E se questo personaggio pubblico poi ha anche una tribuna televisiva e un giornale su cui esprimere le sue opinioni “violente”? Un uovo fa più male di un’onda radiotelevisiva?ESSERCI O NON ESSERCI. Dopo il pancione di Giuliano Ferrara, domani arriva dunque a Bologna uno dei discendenti di Almirante. E i giovani dei centri sociali (ma badate bene perché in Emilia ci sono centri sociali e centri sociali: quelli dei ragazzi no-global e quelli dei vecchietti antifascisti che giocano a briscola) scenderanno in piazza. Soprattutto perché vogliono affermare un principio che non ci sentiamo di mettere in forse: quello di “esserci”, di far vedere che a Bologna ancora esistono una presenza e un’anima fortemente anti-fasciste. “Sarà una situazione non diversa da quella di ieri – hanno spiegato – perché non si tratta di contestare una qualche forza politica, ma il problema è la stessa presenza all’interno della città”. Achille Occhetto (altra "parolaccia" per la maggior parte dei leader politici) ieri ha proposto: "Facciamo il calcolo delle ore in cui Ferrara ha parlato dalla tv per restituirle alle donne e alle associazioni delle donne che sono mute. Allora potremo chiedere alle donne di non fare più manifestazioni come quella di ieri". E tra i politici, qualcosa di sinistra riesce ancora a dirla anche la capogruppo del PdCI in Regione Donatella Bortolazzi: “È evidente che ‘la Destra’ abbia tutti i diritti a prendere la parola domani in piazza Maggiore a Bologna, così come è legittima qualunque manifestazione di dissenso nei confronti del comizio di Morselli, purché essa si attenga a criteri rigorosamente non violenti”. E aggiunge: “Ben venga allora un presidio in piazza del Nettuno che metta in chiaro a questi signori in camicia nera che Bologna è antifascista e che tanti dei suoi figli migliori hanno dato la vita per liberarla”. Toh, chi rivede… l’antifascismo!

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