Cgil Modena: “La crisi accelera economia illegale”


MODENA, 19 MAR. 2013 – Qualche giorno fa l’allarme era stato lanciato dal procutoatore capo di Modena Vito Zincani. Oggi rincara la Cgil, parlando di una profonda fase di trasformazione che sta avvenendo nel tessuto industriale e societario modenese, prodotto principalmente dai colpi gravi della crisi, anche se le forme e le modalità con cui le imprese si trasformano per rispondere alla crisi, si richiamano sempre più ad un’evidente spinta per abbassare ed eludere le forme di controllo, allentando ed indebolendo così i vincoli di legalità economica, esponendosi alle "collaborazioni" con l’economia malavitosa. Il punto di vista del Sindacato – costretto alla tutela di lavoratori che si rivolgono alle nostre Camere del Lavoro per mancate retribuzioni, contributi previdenziali o assegni familiari introvabili – ci offre una visuale aggiornata e purtroppo in preoccupante peggioramento. "Troviamo, nei fatti – afferma Franco Zavatti, della cgil di Modena e coordinatore legalità e sicurezza della Cgil regione – la conferma delle recenti analisi proposte dal Procuratore Zincani, sia nel corso dell’ultimo Consiglio Provinciale sulle mafie, sia in occasione della lezione svolta al convegno degli Ordini Professionali sulla legalità economica. La natura di molte imprese si trasforma, abbassando l’occupazione, i diritti e le tutele di chi lavora, il tasso di regolarità. L’ormai evidente deriva verso l’"abuso delle possibili forme di personalità giuridiche" (Zincani) da parte di numerose imprese, protetto e ben consigliato da professionisti "organici", produce – anche nella nostra realtà – effetti ben visibili". Sempre meno le società quotate. Fuga dal modello S.p.a. e proliferazione delle S.r.l. a responsabilità limitata. Moltiplicazione delle coop spurie. Crescita degli "affitti" d’azienda o di rami di imprese in crisi, perché poi in caso di fallimento c’è già chi ha riservata la prelazione d’acquisto. Crescita di imprese registratesi on line in Camera di Commercio, in capo a nomi inesistenti, o con l’obbiettivo minimo di totale evasione fiscale, o addirittura perché potrebbe entrarci la malavita organizzata. Crescita dei subappalti non più "tradizionali" per pezzi di attività, bensì irregolari e per l’intera commessa, con moltiplicazione delle partite Iva. Due sono le situazioni eclatanti, che descrivono tali tendenze, nella nostra realtà locale. Da una parte aziende in crisi che utilizzano lo strumento del "concordato preventivo", non più per facilitare le ristrutturazioni del debito e salvare l’impresa, bensì sempre più spesso, come cinico escamotage per non pagare i creditori. Una pratica distorta e sempre più alla moda, che salva così i debitori e si accanisce su creditori e fornitori, per poi liquidare il poco che resta dell’impresa e ripartire con una "newco" libera da ogni debito pregresso.Da queste parti, sono in discussione concordati preventivi-capestro, proposti da aziende in crisi, che offrono il pagamento del debito già ben al di sotto del 10-5%. Sappiamo di due importanti società del territorio che "offrono" ai creditori, in un caso, il 3% e nell’altro l’1,5% del debito. Siamo evidentemente di fronte ad una situazione di elusione fraudolenta delle responsabilità ed obblighi d’impresa. Il Decreto Sviluppo del 2012 ha aggravato queste scappatoie ed il nuovo Parlamento deve intervenire. Poi vi è poi il caso da manuale di una Società carpigiana che, in breve tempo, da un’attività di semplice commercio, si trasforma in autentica holding che controlla varie società operanti nei settori più disparati: abbigliamento, materie prime, meccanica, pneumatici, commercializzazioni, resine e plastiche, mezzi elevatori, moda. Intraprendenti soci modenesi e reggiani, col concorso di ucraini e cubani. I cui Sindaci e Consiglieri di Sorveglianza, Revisore legale, Presidente del Collegio dei Sindaci -effettivi e supplenti – sono tutti di Manfredonia nel foggiano, e chissà come faranno ogni tre mesi a compiere tutte le complesse verifiche di contabilità e controllo, obbligatori per legge. Come da copione, nella holding entrano ex imprese in crisi, dopo averne licenziato i dipendenti. Contemporaneamente, ben due imprese S.r.l. della holding vanno a risiedere a Lisbona in Portogallo, mantenendo però l’Amministratore a Modena e, pare, anche il centralino telefonico perché facendo il numero portoghese può capitare che rispondano dalla sede di Carpi. "Con un’economia che segue questi filoni e derive, non si uscirà bene dalla crisi e per di più, a proposito di anticorpi, ci si allontana dall’economia trasparente e legale. La Cgil, facendo la propria normale attività sindacale, vede queste gravi situazioni, e come noi le vedranno Enti, Organi e Professioni addetti al controllo e all’indagine contro l’economia elusiva, illegale e malavitosa. Altro che spending review e tagli agli organici dei servizi di verifica e controllo".

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