Cgil censisce gli stranieri: sono il 12%


BOLOGNA, 10 GIU. 2013 – Cresce l’immigrazione in Emilia-Romagna. Se venti anni fa l’incidenza degli stranieri residenti sulla totalità della popolazione era pari all’1,1% – in linea con l’1% nazionale – nel 2012 la popolazione immigrata in regione ha raggiunto l’11,9% – contro il 7,5% nazionale – sfiorando la soglia del 12% con 530.000 iscritti all’anagrafe e circa 550.000 presenze regolari. A mettere in fila numeri e cifre è la Cgil dell’Emilia-Romagna, che oggi ha tenuto la sua conferenza sull’immigrazione. Il dato medio regionale è superato da quattro province, Piacenza con una percentuale del 14,1%, Reggio Emilia (13,5%), Modena (13,4%) e Parma (13,1%); solo una, Ferrara, si trova sotto la doppia cifra (8,1%) mentre le restanti quattro province, Bologna (11%), Forlì-Cesena (11,1%), Ravenna (11,7%) e Rimini (10,5%) superano la doppia cifra, sfiorando la media regionale.La provincia con il numero più consistente di immigrati è quella di Bologna (109.698), seguita da Modena (94.359), Reggio Emilia (72.342), Parma (58.233), Ravenna (46.164), Forlì-Cesena (44.170), Piacenza (41.081), Rimini (34.901) e Ferrara (29.067). Tra le singole città, Bologna, è al primo posto con 53.473 cittadini stranieri, seguita da Reggio Emilia (30.310) e Modena (28.719). Le tre prime nazionalità di provenienza sono quelle marocchina, romena e albanese – che rappresentano, insieme, il 30% del totale – seguite da quella moldova, ucraina e cinese. Guardando al numero complessivo dei cittadini non comunitari regolarmente presenti, l’Emilia-Romagna si piazza al secondo posto, a livello nazionale, dietro alla Lombardia, mentre per quanto riguarda i soggiornanti di lungo periodo raggiunge il terzo posto dietro Lombardia e Veneto. Sul fronte scolastico – considerato che i bimbi nati da entrambi i genitori stranieri sono il 23,8%; il 30% con almeno un genitore straniero – i bambini stranieri iscritti ai nidi di infanzia sono il 10,3%; il 14,5% a alla scuola d’infanzia; il 15,7% alla scuola primaria; il 16% alla scuola secondaria di primo grado e il 12,1% a quella secondaria di secondo grado: in tutto 87.00 alunni mentre sono 12.000 gli universitari iscritti in regione. Quanto al lavoro, i dipendenti stranieri non comunitari ammontano a 231.942, a 96.124 quelli comunitari sul totale di 1.505.142 assicurati Inail mentre sono 34.007 i titolari di impresa individuale non italiani. Restando su questo fronte, volgendo l’attenzione alla Cgil emiliano-romagnola, attualmente gli iscritti di origine straniera sono 66.393 (l’8% sul totale di 809.236 iscritti), pari al 18,3% del totale dei 363.056 iscritti attivi, mentre sono solo il 3,5% i delegati stranieri nella composizione delle Rsu. In base a questi numeri, ha spiegato a margine della conferenza regionale sull’immigrazione Mirto Bassoli, della segreteria regionale della Cgil, "occorre avviare una riflessione e una radicale riscrittura" di alcuni punti della legislazione in tema di immigrazione, a partire da uno "ius soli temperato" e dal cambiamento "delle leggi sulla cittadinanza e sul riconoscimento dei diritti civili e politici ai migranti"; il superamento del "contratto di soggiorno di lavoro subordinato", cioé il rapporto che lega il permesso di soggiorno alla possibilità di un impiego e la cancellazione "del reato di clandestinità e la chisura dei Cie". Il tutto, viene osservato, senza dimenticare "l’uguaglianza" e la necessità di "riconoscere piena rappresentanza ai migranti" fin da quella che si costituisce nei luoghi di lavoro. "Vogliamo incrementare il numero dei delegati migranti che devono essere rappresentanti di tutti – ha sottolineato il segretario generale della Cgil Emilia-Romagna, Vincenzo Colla -. Il tema dell’immigrazione deve essere un fatto ordinario e non straordinario, non carsico. Coloro che sono riusciti a dare vera integrazione – ha chiosato – sono quelli più avanzati".

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