Cersaie fa trenta, tra export e ricerca di sostenibilità


BOLOGNA, 11 SET. 2012 – La crisi mondiale impone prudenza, induce preoccupazione, ma dal Cersaie arrivano alcuni spiragli di luce in tempi bui per chi fa impresa e per chi lavora. A trent’anni dalla sua prima edizione il Cersaie non è una fiera ma la fiera internazionale della ceramica. Quella che si appresta ad aprire i battenti nel rinnovato quartiere fieristico di Bologna è una rassegna che continua a inanellare record a dispetto della crisi che morde e dei mercati depressi, in specie quello italiano ed europeo.Organizzata da Confindustria Ceramica, Cersaie richiamerà dal 25 al 29 settembre 909 imprese che hanno saturato tutti gli spazi disponibili. Record delle presenze dall’estero con 298 espositori da 33 paesi diversi. Un marchio di globalità in un settore che tuttavia continua a mantenere nel distretto sassolese il 90% della produzione nazionale e a mantenere per il made in Italy la leadership mondiale dell’export in valore."Noi dobbiamo ripartire dalle città – spiega l’assessore regionale alle Attività Produttive Giancarlo Muzzarelli – abbiamo bisogno di una collaborazione degli imprenditori del settore proprio perché dobbiamo creare una nuova materia, più flessibile ed ecosostenibile, per rigenerare e rilanciare il tema delle città. Credo che questo sia il contributo che noi possiamo trovare nel sistema imprenditoriale che oggi ha accettato la sfida della sostenibilità e che oggi è all’avanguardia con prodotti innovativi ecosostenibili e quindi creare nuovo mercato nel mondo".Il made in Italy della ceramica giocherà tutte le sue carte in questo Cersaie. Qui si puntano gli occhi di oltre 80 mila visitatori e l’innovazione e lo stile italiano contano di fare la differenza mantenendo la qualità e la rotta per competere sui mercati. In Italia e in Europa i segni meno si sprecano ma sullo scenario globale si colgono opportunità di ripresa."Fuori dall’Europa – dice Franco Manfredini presidente di Confindustria ceramiche – dove l’economia sta registrando ritmi di crescita, le nostre esportazioni stanno crescendo anche a doppia cifra. A percentuali del 12-13%. L’Italia, ma anche in generale l’Europa, deve credere di più all’importanza e all’essenzialità del settore manifatturiero. L’Italia ha ancora la caratteristica di essere un paese manifatturiero e di avere aziende con capacità di esportare. Credo che la politica del governo, volta a prendere provvedimenti concreti per la ripresa, debba partire da qui. Dobbiamo correggere gli errori del passato. Se lo facciamo abbiamo anche questo punto di vantaggio: che abbiamo le industrie pronte a fare ancora di più, a fare ancora meglio".

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