Cerr, l’Emilia Romagna punta sulla ricerca


BOLOGNA, 5 MAR. 2013 – Dalla motocicletta elettrica al packaging meccanico di alta precisione, dai sensori ottici per i cuscinetti in fibra al dispositivo di dissipazione dell’azione sismico. Sono alcuni dei progetti nati in Emilia-Romagna grazie a ‘Cerr’, il consorzio voluto dalla Confindustria regionale per mettere in contatto da un lato le aziende, dall’altro gli enti di ricerca e i partner internazionali. Nato a dicembre 2011, Cerr (che sta per Confindustria Emilia-Romagna Ricerca) ha festeggiato i suoi primi risultati, alla presenza di Diana Bracco, vicepresidente nazionale ricerca e innovazione. "In un momento così di crisi, fare ricerca è il drive che può portarci fuori", ha sottolineato il presidente di Confindustria Maurizio Marchesini, incassando i complimenti della Bracco: "Cerr è un esempio top, al quale tendere. Perché – ha spiegato – senza sviluppo non possiamo assicurare i servizi ai cittadini. Dobbiamo crescere". Partner d’eccezione del progetto la Regione Emilia-Romagna che l’ha accreditato all’interno della Rete regionale Alta Tecnologica: "Il nostro messaggio è la crescita inclusiva e sostenibile, e non la decrescita", ha sottolineato l’assessore alle attività produttive Gian Carlo Muzzarelli, ricordando che "non possiamo permetterci di fare a meno né dell’euro, né dell’Europa perché lì c’é il nostro futuro e ci sono le risorse". I numeri di Cerr per ora parlando di 250 imprese coinvolte e oltre 2.000 ascoltante, 25 progetti di ricerca, 17 reti di imprese, 2 laboratori pubblico-privati e 15 tavoli di confronto. Con la ‘chicca’ di due pmi emiliano-romagnoli che sono riuscite ad aggiudicarsi finanziamenti importanti all’interno del VII programma quadro.

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