Centro di espulsione di Bologna, “Situazione critica, ci sono anche badanti”


BOLOGNA, 29 LUG 2009 – Sono tre le persone che lavoravano come badanti attualmente trattenute nel Centro di identificazione ed espulsione immigrati di Bologna (ex Cpt). Lo rivela la Garante dei diritti delle persone private della libertà del Comune di Bologna, l’avvocato Desi Bruno che lunedì ha visitato il Cie. La situazione è sull’orlo del collasso, e rischia di peggiorare ulteriormente con l’entrata in vigore della legge Maroni.Nel Cie si sta verificando "un aumento della conflittualità, in particolare dei gesti di autolesionismo", sostiene la Bruno. Nei primi sei mesi dell’anno gli ingressi totali nella struttura sono stati 515, le uscite 514. Tra queste, 154 per espulsione e 208 per scadenza dei termini. Termini destinati ad allungarsi: con la nuova normativa, dagli attuali 60 giorni si passerà a sei mesi, nel caso la procedura di espulsione incontri ostacoli. "Si possono intuire – ha detto la Bruno – le criticità legate a un periodo di trattenimento così lungo, una vera e propria detenzione senza l’organizzazione propria del regime detentivo".La presenza mensile media nel centro di via Mattei è stata di 84 persone (il Cie ha 95 posti letto, 50 per gli uomini e 45 per le donne). Il tempo medio di permanenza è stato di 22 giorni. Solo in un caso la presenza si è protratta oltre i 60 giorni, per richiesta di asilo politico.

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