Centrali nucleari, ancora 4,8 miliardi per smantellarle


CAORSO (PC), 9 NOV. 2011 – Una montagna di soldi per arrivare ad avere dei prati verdi. Costerà ancora salato agli italiani terminare la bonifica degli ex siti nucleari. 4,8 miliardi di euro è la cifra stimata dalla Sogin, la società pubblica che si occupa di quello che in termini tecnici si dice "decommissioning" e che tradotto vuol dire smantellamento. Oggi a Caorso è stato presentato il piano industriale 2011-2015 delle prossime attività. Un quinquennio che vale 542 milioni di euro, di cui 96 verrano spesi per la ex centrale in provincia di Piacenza.Il sito di Caorso finirà di essere bonificato nel 2025. Ciò che si vedrà al suo posto sarà un "prato verde". Così l’ha chiamato l’amministratore delegato di Sogin, Giuseppe Nucci, presentando ai rappresentanti istituzionali, alle associazioni imprenditoriali e alle organizzazioni sindacali del territorio il piano industriale."Quattro gli obiettivi principali – ha elencato – mettere in sicurezza i rifiuti radioattivi prodotti dallo smantellamento degli impianti nucleari e dalle attività di medicina nucleare, industriali e di ricerca, per garantire i cittadini, tutelare l’ambiente e le generazioni future; smantellare gli edifici convenzionali e finalizzare le scelte tecnologiche di progetto per il decommissioning dei siti nucleari; localizzare e realizzare il parco tecnologico e il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, appena definiti dall’agenzia di sicurezza nucleare i criteri per realizzare la carta nazionale delle aree potenzialmente idonee; valorizzare in Italia e all’estero le competenze delle imprese italiane qualificate da Sogin".Il 2025 è anche l’anno in cui torneranno dalla Francia le barre di uranio partite da Caorso per essere processate e rese inermi. Non del tutto però. Una volta che saranno di nuovo in Italia, sarà necessario stoccare questi rifiuti, comunque radioattivi, in un deposito nazionale di cui si parla dal ’99, ma che nessuno ha ancora visto. Doveva essere pronto per il 2008, ma ancora non si sa neppure il luogo in cui sorgerà. Di certo si sa che non verrà costruito a Caorso, per via della vicinanza al Po.

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