Cent’anni nel mirino, storia di un sindacato scomodo


REGGIO EMILIA, 25 AGO. 2008 – Più di un secolo vissuto pericolosamente. E’ la storia del primo e più grande sindacato italiano, la Cgil. Nata nel 1944 a Roma, diversi sono stati i nemici che l’hanno considerata un bersaglio da abbattere, o da indebolire. Questo a causa del suo carattere autonomo e indipendente dalle altre istituzioni, partiti compresi. Per la prima volta un libro, intitolato “Il sindacato scomodo”, ricostruisce la storia della Repubblica mettendo in fila i fatti, sopratutto quelli di terrorismo, che hanno interessato la Cgil. Una storia che si può definire “parallela”, come “parallela” era la politica che i nemici del sindacato volevano affermare. Ma da chi si doveva difendere la Cgil? Da Washington, dalla mafia, dal terrorismo (con i terroristi spesso infiltrati al proprio interno), dalla loggia segreta P2, dai servizi segreti deviati. Questi i nemici. Nel periodo che va dal ’44 fino alla fine degli anni sessanta, gli Stati Uniti fissano delle priorità riguardo all’Italia. Tra gli obiettivi impliciti degli americani c’è impedire al sindacato di disturbare le relazioni industriali. A testimoniarlo sono i documenti del Dipartimento di Stato secondo i quali il sindacato va confinato in un angolo affinché non possa fare danni. Da qui gli incentivi a far nascere e rafforzare altri sindacati, finanziandoli clandestinamente. Gli anni che vanno dal ’70 al ’74 sono contrassegnati dal terrorismo delle stragi fasciste che culminano in quella di Piazza della Loggia a Brescia. Una stagione di nuove violenze che si apre nell’autunno caldo del ’69, con la strage di Piazza Fontana. All’inizio del ’76, poi, sono i documenti della loggia segreta P2 a inserire tra i nemici da colpire il sindacato. I progetti di svolta autoritaria, che portano la firma di Licio Gelli, indicano l’unità sindacale come “la peggiore nemica della democrazia sostanziale che si vuole restaurare”. Il conto spese del “Piano di Rinascita Democratica” parla chiaro: “Qualunque spesa per provocare la scissione e la nascita di una libera confederazione sindacale appare indispensabile se non addirittura pregiudiziale. Anche un costo aggiuntivo da 5 a 10 miliardi sarebbe poca cosa di fronte al risultato cui si tende”. Il libro “Il sindacato scomodo”, è stato presentato, venerdì 22 agosto alla festa del Pd di Reggio Emilia. Maurizio Fabbri, segretario generale dello Spi-Cgil dell’Emilia Romagna, la confederazione dei pensionati che in regione conta ben 470 mila iscritti, ha così presentato l’iniziativa editoriale: “Un libro nato da uno stimolo offertoci dagli organismi dirigenti della CGIL, che hanno chiesto a tutte le strutture di non sottovalutare il fenomeno del terrorismo, il quale costituisce una presenza drammaticamente ricorrente in Italia, ma spesso dimenticata.” Alla serata era presente anche l’autore del libro, Gianni Flamini, che ha spiegato come ripetutamente sia risultato chiaro e dimostrato il progetto politico portato avanti dai centri di potere occulto: “Si trattava di cambiare la realtà istituzionale italiana indirizzandola verso uno sbocco autoritario”. La realizzazione di questo disegno non poteva che passare dal tentativo di indebolire e sconfiggere il sindacato, un’istituzione costantemente tenuta nel mirino da chi voleva condizionare la storia della Repubblica attraverso lo strumento delle stragi e della violenza. Secondo Flamini non è scontato ed è da lodare lo sforzo fatto dalla Cgil nel guardare in faccia il proprio nemico: “Nessun’altra organizzazione e nessun partito si è posto un traguardo di questo tipo”. L’autore ha anche sottolineato come nel corso degli anni questa strategia occulta sia stata nascosta dietro un muro e come l’omertà diffusa abbia finito per fare il suo gioco. Non a caso in Italia la memoria storica occupa gli ultimi posti. “Ciò significa rinunciare a ragionare sulle nostre radici per capire cosa siamo oggi e cosa saremo domani”, ha concluso Flamini.

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