Cazzola (Alfredo) candidato a metà


BOLOGNA, 17 FEB. 2009 – Ha fatto le cose in grande. Ieri sera Alfredo Cazzola ha lanciato ufficialmente la propria candidatura a sindaco di Bologna con una convention all’americana nel centralissimo Palazzo Re Enzo. Da bravo imprenditore fieristico ha puntato sull’impatto scenografico, per cercare di convincere il Pdl a sciogliere la riserva e ad appoggiarlo ufficialmente. E per non correre rischi ha pensato bene di illustrare il suo programma a suon di slogan e di non lesinare sulle definizioni sprezzanti nei confronti degli avversari. Convinto che facendo sue le armi del Capo, diventi più facile conquistarlo.Perchè, a prendiscere dalle mille persone presenti in sala ad ascoltarlo e da tutte le altre che non sono riuscite a entrare, il vero destinatario della kermesse era Silvio Berlusconi. L’ex presidente del Bologna calcio ha infatti già convinto la Lega nord e i coordinatori regionali del Pdl Filippo Berselli e Giampaolo Bettamio. Ieri ha incassato anche il sostegno del deputato bolognese Fabio Garagnani e del sottosegretario Carlo Giovanardi, che ha annunciato orgoglioso l’appoggio della sua componente Popolari Liberali. Ma tutto ciò è pressochè inutile fino a quando non arriverà l’investitura del premier, che per ora prende tempo, ossessionato dai sondaggi che danno molto più avanti l’altro candidato del centrodestra, l’ex sindaco Giorgio Guazzaloca. Non a caso, una delle cinque "L" attorno alle quali Cazzola ha definito i punti principali del suo programma sta per "legami". Quei legami che solo un mese fa, scendendo in campo come candidato "civico", si vantava di non avere e di cui ora ha invece un disperato bisogno per proseguire la sua corsa a Palazzo d’Accursio coltivando concrete speranze di vittoria. Obbligata è poi la scelta della parola "libertà", uno dei cardini del berlusconismo. E sempre nell’ottica dell’agognato appoggio dei poteri forti è da leggersi la "lungimiranza", quella che lo ha spinto a includere nella sua squadra Davide Rondoni, già presidente di Comunione e Liberazione. Con lui ci sono, tra gli altri, Roberto Tunioli, amministratore delegato di Datalogic, Paolo Mascagni, ex presidente dei piccoli industriali, Annalisa Lubich, editrice e già cognata di Pier Ferdinando Casini, e Daniele Corticelli, trentacinquenne ingegnere ex guazzalochiano. E per finire, oltre a un doveroso richiamo al "lavoro", torna la "legalità" di cofferatiana memoria, accompagnata da una dichiarazione che sembra non tenere assolutamente conto della lezione tratta dal caso-Pratello, che ha scosso la Giunta comunale nei mesi scorsi. "Dobbiamo adottare una politica decisa contro il degrado – ha detto ieri sera Cazzola – il sindaco ha potere per farlo. Istituiremo un numero verde contro il degrado per avere risposte rapide, lotteremo contro l’imbrattamento delle nostre case e faremo un’azione importante sulla vendita smodata di bevande alcoliche nel centro, che dovrà tornare ad essere vivo e vivibile. Voglio che fra qualche anno si parli della nostra città come posto straordinario dove andare a vivere".Un posto straordinario, dunque, in cui però è meglio che vengano a vivere solo italiani. Tra le proposte di Cazzola c’è infatti anche la revisione dei criteri di assegnazione delle case popolari, una modifica mirata a penalizzare gli stranieri assegnando loro dei punteggi più bassi. E non solo. Un secco rifiuto è stato posto alla costruzione della moschea in città. Il candidato ha inserito questo rifiuto in una serie di sì e di altrettanti no con cui ha concluso, tra gli applausi, il suo intervento: "Sì alla Città metropolitana, no alla moschea, sì al passante nord, no alla pedonalizzazione della zona universitaria, sì al terzo ponte sul Reno, no al Civis sotto le Due Torri". Una candidatura, quindi, all’insegna del populismo mascherato da sicurezza. Nel presentarla, ieri sera, Cazzola non ha dimenticato di prendersela con i suoi principali avversari, senza usare giri di parole. "Dei due candidati, uno – ha detto riferendosi a Flavio Delbono del Pd – non lo conosco, è l’espressione triste di Bologna, un fagiano che non vola. L’altro – alludendo a Giorgio Guazzaloca – lo conosco bene, ed è da troppo tempo che è distante. La nostra città è stata poi umiliata da briscoloni inviatici non si sa bene da dove, come se fossimo una provincia lontana dell’impero". Mentre l’aspirante sindaco lasciava il palco, alla fine della kermesse, risuonavano le note di due canzoni: "Heroes" di David Bowie e "Born to run" di Bruce Springsteen. Cazzola le ha scelte per riassumere la definizione che dà di se stesso in questa campagna elettorale: "Un eroe nato per correre". Ma che sta ancora aspettando il permesso per farlo.

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