A Castelnuovo Rangone un distretto “a rischio”


Tanti sono i fascicoli aperti dalla procura di Modena su segnalazione dell’Inail per malattie professionali nel settore delle carni. Buona parte dei fascicoli riguardano realtà di Castelnuovo Rangone e dintorni. Aumentano in maniera quasi esponenziale le richieste di risarcimento. In tribunale a Modena c’è stato anche un processo finito con un patteggiamento da parte della ditta per la quale lavorava un operaio marocchino di 54 anni stroncato da un infarto mentre scaricava due pezzi pesantissimi di carne a Mirandola. Era inquadrato come magazziniere e di fatto svolgeva mansioni molto più pesanti. Nel distretto della lavorazione delle carni di Castenuovo Rangone e dintorni vi lavorano 5 mila persone. Un settore del quale si è parlato spesso negli ultimi mesi per il fenomeno, che non si riesce a contrastare, del lavoro in subappalto a imprese o cooperative che applicano, in molti casi, contratti capestro. Una competizione sul costo del lavoro che danneggia il lavoratore in termini di contributi e l’erario in termini di entrate, quindi un danno per tutti. Ma i danni, denunciano i sindacati, sono anche fisici. Secondo Marco Bottura, segretario provinciale della Flai Cgil, sono centinaia, negli anni, i lavoratori del settore lavorazione carni che si sono ammalati. Per carichi pesanti, movimenti ripetitivi, posizioni sbagliate. Danni alle spalle, alla schiena, alle mani che in genere vengono diagnosticati quando la situazione è in parte compromessa. Per Bottura, non solo, dunque, sfruttamento, salari bassi, competizione sleale rispetto alle realtà sane e corrette, ma anche malattia professionale, che spesso si traduce in denuncia del lavoratore per risarcimento danni per il titolare. Ma in termini di prospettive, la situazione non cambia. Non sono rari, aggiunge il segretario della Flai, i casi in cui i lavoratori vengono portati a a produrre di più, con tempi più veloci, perchè pagato in base ai pezzi fatti. Insomma, ritmi sempre più pesanti e pagamenti proporzionati a ciò che ogni singolo produce. Con l’aggravante, conclude il sindacato di categoria della Cgil, che in occasione delle visite ispettive si mostrano atti non rispondenti alla realtà.

Riproduzione riservata © 2018 viaEmilianet