Caso Bonsu. “Quell’uomo armato sembrava un pazzo”


PARMA, 29 MAR. 2011 – "Aiuto c’è un pazzo armato di pistola nel parco, qualcuno chiami la polizia". Questo il pensiero di Sabrina Capitani, professione giornalista, chiamata a testimoniare nel processo per il pestaggio di Emmanuel Bonsu, giovane di origini ganese malmenato e offeso con epiteti razzisti da un gruppo di agenti della vigili urbani di Parma.Ma la polizia nel parco c’era già, e proprio quell’uomo vestito di scuro e il braccio armato rivolto al cielo era un’agente della municipale. Opinione della teste è che a nessuna delle persone presenti ai giardini Falcone e Borsellino quella sera del 29 ottobre 2008 sia balenato per la testa che quei movimenti furtivi potessero far parte di un’operazione di polizia."Non ho sentito nessuno intimare l’alt oppure estrarre un tesserino di riconoscimento all’indirizzo della persona che stavano inseguendo", ha spiegato la teste stamani in aula. "Non c’erano divise, non c’erano segni di riconoscimento – ha detto – e francamente, data anche la mia esperienza (di giornalista professionista, ndr), posso dire di non aver mai visto forze dell’ordine agire in questo modo."Sabrina Capitani ha inoltre spiegato di essersi allontanata con le sue due bambine verso l’uscita del parco pensando "solo all’incolumità delle figlie". Dopo la testimonianza della donna, il giudice Paolo Scippa ha chiesto di depositare agli atti del processo un manuale operativo delle forze di polizia giudiziaria, allo scopo di verificare quale debba essere il comportamento dei pubblici ufficiali in analoghe situazioni.

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