Case abbandonate e fantasmi ritrovati


REGGIO EMILIA, 3 DIC. 2010 – Pupi Avati ne conosce diversi. Sa a quali anime corrispondono alcuni fantasmi e dove vivono. In Romagna ad esempio, dove ha girato il film "La casa delle finestre che ridono". Che racconta la storia di un restauratore alle prese con lo spirito maledetto di un pittore che in vita per realizzare le sue opere traeva ispirazione da riti satanici messi in scena dalle sue due sorelle. La casa dove si svolge il film è villa Boccacini e si trova vicino a Comacchio, nel ferrarese. Insieme a tante altre abitazioni disabitate e disperse nelle province italiane è tornata protagonista di un lungometraggio. Un documentario che si intitola, appunto, "Case abbandonate", realizzato dal film-maker reggiano Alessandro Scillitani nell’ambito della Biennale del Paesaggio, una rassegna promossa dalla Provincia di Reggio Emilia. Il documentario è il frutto di più di un anno di ricerche compiute in giro per l’Italia, viaggiando in automobile, nave, aereo, treno, per raggiungere proprietari di case spesso sperdute nelle campagne o in montagna, lontane dal traffico cittadino, nascoste in angoli difficilmente raggiungibili. Ma non solo. Il documentario raccoglie anche numerosi e importantissimi contributi di scrittori, poeti, storici e registi, come, appunto, Pupi Avati. Oltre a lui ci sono Tonino Guerra, Marco Revelli, Antonella Tarpino, Vito Teti che raccontano le loro storie, le loro esperienze di vita vissuta, le loro case e la loro memoria di case abitate e abbandonate.Coautore del lavoro è Mirella Gazzotti, direttrice artistica del Teatro della Fragola, che insieme a Scillitani ha intrapreso il viaggio. "Nel luglio scorso siamo andati a Paralup, in Valle Stura, Piemonte – racconta – luogo di resistenza e memoria contadina. Siamo andati sulle tracce del comandante Duccio Garimberti, ma abbiamo scoperto anche la presenza di un cantastorie cieco, come Omero, che saliva lassù negli anni sessanta"."Ogni volta che trovo un borgo abbandonato”, dice Tonino Guerra nel documentario, “ci vado molto volentieri, perché mi sembra di farlo rivivere, e di ritrovare tutti gli abitanti che c’erano. E’ un’impressione di tenerezza che ho verso questo mondo abbandonato". Lo scopo della ricerca fissata sul video, è portare l’attenzione sull’immenso patrimonio che viene perduto quotidianamente nell’indifferenza, in contrapposizione alla smania di costruire nuovi quartieri nelle periferie delle città. “Rontano, nella provincia reggiana”, racconta Scillitani, “ha origini antichissime di proprietà dei duchi d’Este. Storicamente era una riserva di caccia. Nei primi del ‘900 divenne di proprietà della famiglia Maestri, che aveva la concessione di tutte le pompe di benzina di Bologna. Arrivavano con la macchinona in territori abitati da contadini. I cacciatori erano tutti nobili e personaggi illustri, si parla di D’Annunzio, Eleonora Duse, Coppi e Bartali. Per il territorio reggiano si trattava di una cosa stranissima. Era un borgo a tutti gli effetti, ci abitavano un centinaio di persone, c’era la chiesa, la scuola. Poi, con la morte dei due fratelli, uno dei quali morto suicida per debiti, tutto andò in rovina. Prima fu tentata una sorta di autogestione da parte di un guardiacaccia, poi dagli anni ’70 venne abbandonato, e da allora è diventato meta di curiosi, territorio per la paura e il mistero, si parla addirittura di messe sataniche nella chiesa abbandonata. Ora una parte di questo vasto territorio è stata recuperata da una cooperativa, che ha realizzato un agriturismo”.E continua: “Ad Aguscello, nel ferrarese, c’è un lugubre edificio abbandonato, proprio nel centro del paese. Si vocifera che lì siano stati fatti esperimenti sui bambini, e che ci tenessero i malati di mente, che addirittura in tempi bellici i nazisti ci torturassero i bambini. Queste leggende sono alimentate dalle macchie sulle pareti, che qualcuno identifica con le ombre dei bambini morti tragicamente. In realtà si tratta di un edificio dismesso in seguito alla riforma degli istituti psichiatrici e della legge Basaglia”.

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