Caro-spesa in Emilia-Romagna. I consigli di Coldiretti


BOLOGNA, 5 MAG. 2009 – Mettere un freno alla spesa più cara d’Italia con una rete di mercati contadini e di aziende che vendono direttamente al consumatore per accorciare la filiera e combattere la moltiplicazione dei prezzi dal campo alla tavola. E’ la proposta di Coldiretti Emilia Romagna per sostenere i consumatori emiliano romagnoli che si ritrovano i carrelli della spesa più costosi d’Italia, con sei città nei primi quindici posti tra quelle più care a livello nazionale, secondo un ricerca pubblicata dal "Sole 24 Ore".Mercati contadini alla riscossa. Il progetto di Coldiretti prevede la costituzione in Italia di una rete di ventimila mercati degli agricoltori firmati "Campagna Amica", dove acquistare direttamente prodotti provenienti dagli allevamenti e dalle coltivazioni nazionali. "L’obiettivo – ha detto il presidente di Coldiretti Emilia Romagna, Mauro Tonello – è ridurre la forbice dei prezzi dei prodotti alimentari che in media subiscono un aumento di quasi cinque volte dal produttore al consumatore". Oggi i mercati degli agricoltori in Italia – informa Coldiretti – sono circa 200, ma l’obiettivo è arrivare a 2.000 entro due anni.Al supermercato si spende di più. In Emilia Romagna i mercati contadini sono già una ventina, cui si aggiungono 4.600 aziende agricole che vendono direttamente ai cittadini. "Non è un progetto contro qualcuno – ha puntualizzato Tonello – ma è un modo per creare più concorrenza, più trasparenza, più potere contrattuale per gli agricoltori, più vantaggi per i cittadini e, soprattutto, per valorizzare e distinguere il vero made in Italy". Coldiretti ricorda che, secondo l’ultima indagine dell’Antitrust "i prezzi al consumo attualmente praticati dalla grande distribuzione nel comparto ortofrutticolo non sono inferiori a quelli praticati dalle altre tipologie di vendita e, in particolare, risultano sensibilmente superiori a quelli praticati dai mercati rionali e dagli ambulanti".Lunga la filiera, lungo il prezzo. La stesso Antitrust nella sua indagine conoscitiva su 267 filiere, mette in evidenza come i ricarichi variano dal 77% nel caso di filiera cortissima (acquisto diretto dal produttore da parte del distributore al dettaglio) al 103% nel caso di un intermediario, al 290% nel caso di due intermediari, al 294% per la filiera lunga (presenza di 3 o 4 intermediari tra produttore e distributore finale).

Riproduzione riservata © 2016 viaEmilianet