Carne, il verdetto Oms mette a rischio il settore


Alla fine il verdetto è di quelli che preoccupano o quantomeno fanno discutere e arriva dalla massima autorità in materia di studio degli agenti cancerogeni. L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (lo IARC) di Lione, che fa parte dell’Organizzazione mondiale della Sanità, ha inserito le carni rosse e lavorate fra le sostanze che possono causare tumori negli uomini. Ed ancor più duro è il giudizio sulle carni salate, essicate, fermentate, affumicate e wurstel, che secondo l’OMS sarebbero cancerogene tanto quanto il fumo. Il tema non è certo nuovo ma viene rafforzato dalla pubblicazione rilasciata sulla rivista scientifica The Lancet Oncology dove si dice in sostanza che più carne si mangia più si e’ soggetti al rischio. Una notizia il cui eco non risuona lontano dalle nostre tavole essendo i distretti regionali tra quelli più importanti in Italia per la produzione di carni, soprattutto per le carni bovine, gli affettati e i precotti come zampone e cotechino. Immediata la posizione di Assica – l’associazione Industriali delle Carni e dei Salumi – secondo cui nel nostro paese il consumo di carne e salumi sarebbe di molto al di sotto dei quantitativi individuati dallo Iarc come potenzialmente rischiosi. Le quantità indicate dallo studio (100 grammi al giorno per la carne rossa e 50 grammi per quella trasformata) sarebbero molto più alte del consumo effettivo tipico degli italiani che, sempre secondo Assica, consumerebbero meno carne dei vicini europei e rispetto agli americani augurandosi – conclude la nota di Assica – che non si crei allarmismo su uno dei settori chiave dell’agroalimentare.

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