Carceri, una questione di priorità


BOLOGNA, 19 GEN. 2010 – Dura presa di posizione dell’Ufficio del Garante delle persone private della libertà personale del Comune di Bologna contro il Piano Carceri recentemente varato dal ministro della Giustizia Angelino Alfano. In una nota, l’avvocato Desi Bruno ribadisce "la propria netta contrarietà alla prevista costruzione di un nuovo padiglione nel carcere della Dozza che potrà contenere sino a ulteriori 200 detenuti". "Tale intervento straordinario di edilizia penitenziaria – sostiene la Garante – vuole porsi come rimedio al cronico sovraffollamento che caratterizza la struttura bolognese, i cui numeri si attestano intorno alle 1.200 presenze, quasi tre volte la capienza regolamentare, ma non pare essere una congrua soluzione alle diverse criticità presenti, e non dà una risposta concreta alle reali esigenze dell’istituto di pena". Nella nota la Bruno elenca le numerose criticità presenti nel carcere della Dozza e che "minano nel quotidiano la dignità umana delle persone private della libertà personale e la dignità professionale degli operatori penitenziari". Si va dalla cronica carenza di personale di Polizia penitenziaria e di personale adibito a mansioni educative – "una situazione che già provoca un’inevitabile compressione delle attività trattamentali" – alla mancanza di risorse sia per la messa a norma dell’istituto sia per il lavoro interno delle persone ristrette, alla presenza di un numero elevato di persone tossicodipendenti – circa il 30% – e di persone con forte disagio psichico, "a cui andrebbero rivolti interventi mirati, anche e soprattutto sul fronte esterno". In una tale cornice, la Garante giudica "inopportuna e non lungimirante la destinazione di risorse alla costruzione di un ulteriore padiglione detentivo, i cui tempi materiali per l’ultimazione non possono offrire risposte all’aumento esponenziale delle carcerazioni, e che nel periodo non potranno che incidere sull’aggravio del disagio per la carenza di personale". Il padiglione aggiuntivo sembra infatti "configurarsi come un mero contenitore di corpi senza speranza di un trattamento penitenziario conforme al dettato costituzionale.Di ben altra utilità – prosegue Desi Bruno – sarebbe dedicare le risorse alla costruzione di un polo di accoglienza per i cosiddetti nuovi giunti e di intervento sanitario adeguato al numero degli arrivi e alle patologie esistenti, dotato di personale dedicato, con mediatori socio-sanitari, con pronto soccorso per i casi anche di forte disagio psichiatrico, con possibilità di day-hospital per le situazioni che necessitano di un intervento e di una valutazione più approfonditi. La Garante si basa, nelle sue considerazioni, anche sull’ultimo verbale della visita ispettiva dell’Ausl competente, da cui risulta che i numeri del sovraffollamento abbiano posto il servizio sanitario della Casa Circondariale di Bologna nella condizione di non poter perseguire il fine cui è preposto, essendo stato adibito per necessità, per il bisogno di posti letto, anche il reparto infermieristico ad ambiente nel quale allocare chiunque, a prescindere da un sussistente bisogno medico. "La scelta da farsi – coclude la nota – è quella di ridurre i numeri delle presenze in carcere, attraverso il mirato utilizzo di misure alternative, un piano straordinario per la tossicodipendenza e una rivisitazione delle fattispecie penali che consentono una carcerizzazione massiccia, a cominciare dalla legge sull’ immigrazione, ed un uso oculato della custodia cautelare in carcere che vede anche alla Dozza due terzi della popolazione ancora in attesa di definire la propria posizione giuridica".

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