Carceri minorili, regno di stranieri ed evasioni


BOLOGNA, 24 MAR. 2011 – Giusto lunedì scorso è stato scongiurato un tentativo di evasione al carcere minorile del Pratello di Bologna. Ne dà notizia il sindacato autonomo di polizia penitenziaria Sappe che ha colto l’occasione per ribadire le condizioni di lavoro degli operatori. "Lunedì scorso – ha raccontato Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto del sindacato – due detenuti hanno tentato di evadere, segando le sbarre di una finestra. Si trovavano in un locale adibito alle attività e, dopo aver forzato la porta della stanza in cui si trovavano custoditi gli attrezzi di lavoro, hanno preso una sega elettrica, con la quale hanno segato le sbarre della finestra". Secondo Durante, "gli eventi critici si susseguono ormai a ritmi insostenibili in tutti gli istituti d’Italia. L’Emilia-Romagna continua ad essere una delle regioni maggiormente interessate, compreso l’istituto minorile di Bologna dove, solo pochi giorni fa, due agenti sono stati feriti da un detenuto che li aggrediti. Uno dei due agenti, nei giorni scorsi, è stato operato ad una mano ed ora si trova in convalescenza con una prognosi di 40 giorni". "Il fatto che certi episodi avvengano in maniera così frequente anche nelle carceri minorili – prosgue Durante – conferma il fallimento di questa istituzione e ci convince sempre di più che sarebbe opportuno far passare la gestione di tali istituti agli adulti, dove potrebbero essere costruite delle sezioni detentive per minori. Ciò comporterebbe un notevole risparmio di risorse economiche e materiali. Il personale di polizia penitenziaria in servizio nel carcere minorile di Bologna è stanco di subire questi episodi, la maggior parte degli agenti ha chiesto di essere trasferito in altre sedi, anche perché non si sente tutelato dai vertici istituzionali". Per questi motivi, venerdì prossimo il Sappe manifesterà davanti a tutte le carceri dell’Emilia-Romagna.Nel "Primo rapporto sugli Istituti penali minorili (Ipm)", l’associazione Antigone evidenzia che circa due terzi (nel 2009 il 61,6%) dei minori detenuti gli istituti di pena minorile sono in custodia cautelare, mentre solo un terzo sta scontando una pena definitiva. Una caratteristica che confligge con lo spirito della riforma della giustizia minorile del 1988, e che accomuna il sistema carcerario minorile a quello penale degli adulti. E anche nel caso delle carceri per minori c’é una sproporzione tra italiani e stranieri.Se è vero che, dopo la riforma, il carcere per i ragazzi che hanno commesso reati è ormai un’estrema ratio, gli Istituti per minori sono infatti, ancora più che quelli per adulti, dei "contenitori di marginalità sociale" dove finiscono "solo stranieri, rom e ragazzi del Sud". A dimostrazione di questo, Antigone mette a confronto le denunce, gli ingressi nei 27 Cpa (centri di prima accoglienza, che ospitano i minorenni fino a 96 ore dopo l’arresto) e le presenze nei 19 Istituti penali. Ricavandone "una netta selettività a danno degli stranieri: sono una minoranza tra i denunciati, in carcere sono quanti o più degli italiani". Nel 2009, per esempio, le percentuali erano rispettivamente del 57 e del 42%.Eppure, dice Antigone, i minori stranieri "si caratterizzano per la commissione di fatti meno gravi, per i quali il ricorso ad una misura cautelare è meno necessario che per gli italiani", invece quando "una misura cautelare si rende necessaria , il carcere è per gli stranieri più probabile". Interessante è poi la geografia del nostro sistema: nel 2010 negli Ipm del nord sono entrati 434 ragazzi, 174 italiani e 260 stranieri; al centro 100 italiani e 258 stranieri; al Sud la proporzione è completamente rovesciata, 362 italiani e 62 stranieri, nelle Isole 248 italiani e 36 stranieri.

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