Carceri italiane oltre i limiti previsti dal comitato per la prevenzione della tortura


5 AGO 2009 – Italia condannata dalla Corte di Strasburgo perché Izet Sulejmanovic, cittadino bosniaco condannato per furto aggravato a due anni di detenzione, è stato vittima di “trattamenti inumani e degradanti” nelle carceri italiane. Secondo la sentenza, Sulejmanovic ha condiviso una cella di 16,20 metri quadri con altre cinque persone disponendo, dunque, di una superficie di 2,7 metri quadri entro i quali ha trascorso oltre diciotto ore al giorno. La superficie a disposizione del detenuto è stata quindi molto inferiore agli standard stabiliti dal Comitato per la prevenzione della tortura che stabilisce in 7 metri quadri a persona lo spazio minimo sostenibile per una cella. Adesso l’Italia dovrà compensare Sulejmanovic con mille euro di risarcimento.Commenta Patrizio Gonnella, presidente dell’associazione ‘Antigone’ che si batte per i diritti nelle carceri: In Italia i detenuti che vivono in condizioni di sovraffollamento sono la quasi totalità e lo Stato rischia di dover pagare 64 milioni di euro di indennizzi”. A parte il paradosso, la notizia è che la stragrande maggioranza dei detenuti si trova in condizioni che superano la definizione di tortura.In Emilia-Romagna l’affollamento è da record: 193%, quasi il doppio rispetto ai posti disponibili. A fine giugno proprio il rapporto annuale di Antigone dava i numeri dell’emergenza carceraria. In Italia si è arrivati a una cifra record – sottolineava il rapporto – che non si era mai registrata dai tempi dall’amnistia di Togliatti del 1946. Solo tra il primo maggio e il 15 giugno di quest’anno i detenuti sono cresciuti di 1.340 unità. A partire dal primo gennaio 2009, l’aumento è stato di 5.500 detenuti. Il tasso di crescita è di poco inferiore alle 1.000 unità al mese. Se il trend dovesse continuare, a fine anno la popolazione carceraria raggiungerebbe quota 70 mila detenuti. E nel giugno del 2012 si arriverebbe a 100 mila unità.RAVENNA: MATTEUCCI VUOLE UN ALTRO CARCEREProprio oggi il sindaco di Ravenna Fabrizio Matteucci ha chiesto all’Asl un’accurata verifica delle condizioni igienico-sanitarie del carcere di via Port’Aurea, anche per verificare un’eventuale presenza di ratti, denunciata dalla stampa locale nei giorni scorsi. "L’azienda sanitaria – ha commentato il sindaco in una nota – ha immediatamente dichiarato la propria disponibilità e mi auguro che la direzione del carcere sia altrettanto sollecita nel consentire il sopralluogo del personale dell’Ausl".E sempre sulla situazione del carcere, il sindaco ha fatto sapere di aver ricevuto risposta alle tre lettere da lui inviate al ministro della giustizia Alfano. Una risposta, da parte del capo della segreteria del ministro, definita "deludente ed evasiva". In sostanza, ha riferito Matteucci, "il ministero della Giustizia nega che la casa circondariale di Ravenna costituisca un’emergenza, inserendola invece nel quadro generale della ‘condizione molto critica che tutti gli istituti di pena stanno attraversando’. Minimizza il problema del sovraffollamento, affermando che, è vero, la casa circondariale ospita 161 detenuti (l’Ausl in un sopralluogo effettuato il 18 giugno ne aveva contati 168) ma, guarda un po’, 161 è proprio la capienza cosiddetta di necessità!".Un dato di cui "non si era mai sentito parlare", ha precisato il sindaco. Che ha aggiunto: "Neanche un accenno, nella risposta del ministero, a quello che è il problema vero, cioé la costruzione di un nuovo carcere. Per questo continuerò a scrivere ad Alfano. E’ da oltre un anno che ho formalizzato al ministro la previsione di un’area per il nuovo carcere inserita nel nostro Piano strutturale comunale. Gli confermerò nuovamente, e lo farò finché ce ne sarà bisogno, che la situazione è insostenibile".

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