Caorso, il nucleare bussa sempre due volte


CAORSO (PC), 9 DIC. 2009 – La centrale non è stata ancora completamente smantellata, ma l’incubo potrebbe tornare. Non ha pace Caorso, che sarebbe tra le località inviduate per la costruzione dei nuovi impianti nucleari italiani previsti dall’accordo sottoscritto lo scorso febbraio tra il nostro Governo e quello francese. Lo sostengono i Verdi, facendo riferimento ad un dossier già consegnato dall’Enel all’esecutivo. La società fornitrice di energia elettrica si affretta a negarne l’esistenza e il ministro Scajola cerca di zittire le voci assicurando che dei siti si parlerà solo in primavera, non prima. Ma nel piacentino l’allarme è già scattato e tutti dicono basta: "Andate da qualche altra parte – è la richiesta che arriva – Da questo punto di vista noi abbiamo già dato".Assieme a Caorso, farebbero parte della lista Trino Vercellese, Montalto di Castro, Latina e Garigliano, sedi di altre centrali nucleari la cui costruzione era stata bloccata dal referendum del 1987. Ma ci sono anche 3 new entry: Oristano, Palma e Monfalcone. Tutte località considerate idonee sulla base della mappa che il Cnen ha elaborato considerando alcuni parametri come il rischio sismico, la presenza dell’acqua, il tasso di urbanizzazione e l’esistenza di infrastrutture. Il problema, però, è che lo studio risale al 1979 e che in vent’anni i dati analizzati possono aver subito importanti variazioni, prima fra tutte la riduzione della portata idrica del Po.Ma se, come assicurano fonti governative, la mappa del 1979 è in fase di aggiornamento, uno scoglio molto più difficile da superare è rappresentato dalle Regioni. Nei mesi scorsi, dieci giunte di entrambi gli schieramenti – l’Emilia-Romagna è stata una delle prime – hanno infatti presentato ricorso alla Consulta contro la legge 99, con la quale l’esecutivo ha riaperto la strada al nucleare. "Non è possibile che l’eventuale contrarietà di una Regione ad accogliere un impianto possa essere considerata alla stregua di un semplice parere non vincolante", aveva sostenuto il governatore emiliano-romagnolo Vasco Errani il 21 settembre, motivando l’intenzione di rivolgersi alla Corte Costituzionale. Un’iniziativa che può diventare un ostacolo molto serio alla realizzazione dell’intera operazione.Il sindaco di Caorso Fabio Callori aveva rifiutato già nella scorsa estate l’eventuale costruzione sul territorio del suo comune di una nuova centrale nucleare, una volta terminato lo smantellamento di quella vecchia. Lo aveva fatto il 3 agosto con una lettera all’assessore regionale Duccio Campagnoli, spaventato dalle prime voci che cominciavano a circolare in merito. E lo stesso Campognoli si era immediatamente schierato al suo fianco: "sarà altrettanto importante – era stata la sua pronta risposta – sostenere insieme, come mi scrivi e per evitare equivoci e incertezze, che il sito di Caorso venga subito ufficialmente depennato dalle innumerevoli liste che lo vorrebbero come uno dei possibili siti nucleari da individuare nei prossimi sei mesi, secondo il provvedimento di legge recentemente approvato". I sei mesi di cui parlava Campagnoli scadrebbero il 15 febbraio 2010. Ma ad oggi sembra poco probabile che i tempi vengano rispettati, anche perchè l’Agenzia per la sicurezza nucleare, l’unico organo che ha il potere di decidere su quali siti costruire, non è ancora stata costituita. Da settimane si attende la nomina dei suoi vertici e per la presidenza sarebbe ora in pole position il settantenne Maurizio Cumo, ex presidente della Sogin. La stessa società che, guarda caso, gestisce i lavori di dismissione della vecchia centrale di Caorso.

Riproduzione riservata © 2016 viaEmilianet