Camusso, quattro sfide al governo, da lavoro a fisco


“Quattro sfide della Cgil al governo” su pensioni, ammortizzatori sociali, lavoro povero e fisco. Sono quelle che lancia il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, dal XVII congresso nazionale, “Il lavoro decide il futuro”. Quattro punti sui quali “aprire una vera e propria vertenza, da proporre a Cisl e Uil”. “Non abbiamo la vocazione al soggiorno nella ‘sala verde’” di Palazzo Chigi, “se la si considera inconcludente non ci manca la terra sotto i piedi”, dice il leader Cgil, Susanna Camusso. Comunque, “non ci sentiamo orfani, ma protagonisti”; “senza concertazione non viene meno il protagonismo e la capacità di far valere le nostre ragioni”.
Sul fronte del fisco “vorremmo partire dal contrasto all’evasione: è un reato che si riesce ben poco a perseguire”. Lo ha detto in un passaggio della sua relazione al congresso della Cgil, il segretario generale, Susanna Camusso. “Crediamo che vadano proposte, ed in qualche caso riproposte, delle norme: ripristinare il reato di falso in bilancio è un immediato contributo alla legalità; unificare e far comunicare le banche dati e portare la soglia di tracciabilità del contante a 300 euro, impedire e perseguire l’autoriciclaggio”.

 

Toccando sempre il tasto del fisco, Camusso ha poi aggiunto che “della patrimoniale abbiamo detto, a tutti è nota la nostra proposta. Della necessità di una riforma del fisco sono convinte anche le pietre, Ciò che è meno chiaro – ha aggiunto – è da dove la si prende, quale l’obiettivo”. A giudizio del segretario generale della Cgil “semplificazione non c’è dubbio, trasparenza obbligata, giustizia dovrebbe essere scontato, eppure un sistema complesso ad alto tasso di corruzione e con un’evasione esplosiva giusto non è”. Quindi ha argomentato ancora, “senza il combinato di patrimoniale e lotta all’evasione fiscale, non solo diventa difficile immaginare un equilibrio giusto nella tassazione dei redditi, ma non si determineranno politiche di investimento se tutto si concentra solo sui fondi strutturali. Ovviamente – ha concluso Camusso – la proposta è aperta a Cisl e Uil: sono scelte anche radicali, ma essenziali, se strumento per uscire dalla perenne rincorsa ai tagli per assenza di risorse”.
Sul fronte dell’occupazione “lavoriamo sulla semplificazione: si faccia davvero un contratto unico, la mediazione giusta e positiva tra flessibilizzazione contrattata e certezze per i lavoratori”. Lo ha chiesto in un passaggio della sua relazione introduttiva al XVII Congresso della Cgil, il segretario generale, Susanna Camusso. In Europa “ora l’appuntamento è il cambio dei trattati a partire dal fiscal compact: non può esserci la stessa risposta nella crisi come nella crescita”. Lo ha detto il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso in un passaggio della sua relazione al congresso dell’organizzazione sindacale. “La mutualizzazione del debito, la ricontrattazione dei trattati, l’unità fiscale e bancaria sono le necessità di governo della moneta unica e di un’altra politica economica, insieme al primato delle istituzioni elettive. Un primo segno importante – ha concluso – è l’individuazione del presidente della Commissione, vogliamo sia la premessa di una nuova stagione”.

 

“Abbiamo espresso e confermiamo il nostro giudizio sul decreto lavoro: va nel verso dell’ulteriore precarizzazione e confermiamo che il disegno di legge delega è tutt’altro che chiaro”. Lo ha detto in un passaggio della sua relazione introduttiva al XVII Congresso della Cgil, il segretario generale dell’organizzazione, Susanna Camusso. A giudizio di Camusso “si potrebbe dire che da una semplificazione del mercato del lavoro, siamo alla moltiplicazione della complessità, ad un oggetto intraducibile in qualunque altra lingua, destinato ad allontanare per i giovani e per i disoccupati la prospettiva di fondare qualche progetto sul loro lavoro, con tutti gli effetti di peggioramento del sistema formativo e produttivo”. Quindi, ha concluso, “vi è la necessità di fermare la deriva precarizzatrice del mercato del lavoro”. Pertanto, ha argomentato, “discutiamo tempi e certezze antidiscriminatorie. Insieme al contratto unico, altre 3 forme: il contratto a termine causale, per stagionalità e sostituzioni, la somministrazione e l’apprendistato”. A giudizio di Camusso, ancora “altre forme vanno ricondotte, qualora necessario, al lavoro veramente autonomo di cui vanno definiti i diritti universali”.

 

“Riformare la Pubblica amministrazione è una necessità del Paese: lo abbiamo sostenuto in tempi non sospetti, è la premessa del nostro Piano del Lavoro”. Lo ha detto, in un passaggio della sua relazione al congresso della Cgil, il segretario generale, Susanna Camusso, secondo cui “solo la privatizzazione vera, compiuta, del rapporto di lavoro pubblico può determinare le condizioni per la valorizzazione del lavoro, per discutere di organizzazione del lavoro, qualità dei servizi, efficacia, rapporto con i cittadini, sottrazione alla politica”. Per questo, ha sottolineato, “è giusto il tema della responsabilità dei dirigenti, nella certezza delle regole, non trasformando tutto in nomine politiche”. Per questo, ha ribadito Camusso, “la discussione sulla spending review va fatta fino in fondo, affrontando l’occupazione politica della Pubblica amministrazione, le troppe nomine e interessi, non scaricandole ancora una volta sui lavoratori. Cambiamento – ha concluso – sarebbe proprio invertire la tendenza a considerare chi lavora l’ostacolo invece chi contrastare chi complica gli affari semplici”.

Nel campo degli ammortizzatori sociali, occorre “una cassa integrazione che unifichi ordinaria e straordinaria per tutti i settori e dimensioni di impresa a contribuzione”. Lo ha detto, nella relazione al XVII Congresso Cgil, il segretario Susanna Camusso, secondo cui “con questa scelta si può andare al superamento della cassa in deroga”. A giudizio di Camusso “il regime del nuovo sistema deve includere, perché il sistema sia universale, i vari fondi della legge 92: con questa scelta si può andare al superamento della cassa in deroga. Questo – ha sottolineato – non vuol dire ovviamente che non vi sia più intervento pubblico per gli ammortizzatori, la spesa deve indirizzarsi ai contributi figurativi e all’universalità di una nuova indennità di disoccupazione che sia effettivamente usufruibile da lavoratori standard e non”.

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