Camorra, 44 arresti tra Caserta e Modena


CASERTA, 15 LUG. 2009 – Blitz dei Carabinieri all’alba contro i Casalesi. Quarantaquattro ordinanze di custodia cautelari sono state eseguite nei confronti di altrettanti esponenti del clan camorristico. Venti arresti sono avvenuti nel casertano mentre dodici in provincia di Modena. Nove i provvedimenti di custodia cautelare notificati a persone detenute in carcere per altri motivi. Due latitanti sono invece riusciti a sfuggire alla cattura. Si tratta di Antonio Aquilone, di 25 anni e Costantino Garofalo, di 24, entrambi residenti in provincia di Caserta. Fra gli arrestati ci sono anche Maria Capone e Angela Diana, moglie e figlia del boss Raffaele Diana, detto ‘Rafilotto’, e Barbara Crisci, moglie di Giuseppe Caterino, detto ‘Peppinotto’ (condannato all’ergastolo nel processo ‘Spartacus’), insieme al figlio Francesco Caterino. A Modena i Casalesi operavano prevalentemente nei settori delle estorsioni e del gioco d’azzardo. I reati contestati, infatti, vanno dall’associazione per delinquere di stampo mafioso al favoreggiamento, riciclaggio ed estorsione.Raffaele Diana, inserito tra i 30 latitanti più pericolosi d’Italia, fu sorpreso in un rifugio di Casal di Principe da agenti della squadra mobile di Caserta mentre, armato di due pistole di grosso calibro, era a cena con una donna, intestataria dell’appartamento ed un affiliato incensurato. Il boss era stato a lungo capozona in provincia di Modena della fazione dei casalesi, capeggiata da Francesco Schiavone, detto " Sandokan", subentrando a Giuseppe Caterino, catturato l’11 giugno del 2005, nella pianificazione delle estorsioni, nell’organizzazioni di bische, nel controllo del gioco d’azzardo. A S. Cipriano d’ Aversa, è stato arrestato anche Corrado Carcarino, proprietario dell’appartamento nel quale fu trovato il rifugio bunker di Antonio Iovine, esponente di vertice del clan e latitante da oltre tredici anni, e di Raffaele Diana.Dalle indagini che hanno portato all’emissione delle ordinanze è emerso che esponenti del clan dei Casalesi della fazione ritenuta ancora capeggiata da Francesco Schiavone, detto ‘Sandokan’, uno dei capi storici del clan, imponevano tangenti, ricorrendo anche a danneggiamenti e a violenze, nei confronti di imprenditori ed operatori commerciali, attivi soprattutto nel settore dell’edilizia, di origine casertana che si erano trasferiti a Modena e che tentavano di opporsi alle richieste dell’organizzazione.

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