Calo consumi, crolla la pubblicità web


Nel 2013 i consumi in Italia segneranno un -2,3%, sempre in calo ma in rallentamento rispetto al -4% dell’anno scorso. Lo stima Prometeia nel suo rapporto semestrale Club Consumo. Sintomo chiaro del malessere sono i dati del mercato pubblicitario, in calo nei primi 9 mesi agli stessi ritmi del 2012 (-14.3%). Pesano soprattutto i tagli di aziende dell’automobile, vestiario, calzature ed editoria. Ma per la prima volta da molti anni va giù anche la pubblicità su Internet. Infatti il giro di affari della comunicazione commerciale sul web è diminuito del -2.6% nei primi 9 mesi del 2013, rispetto allo stesso periodo del 2012 (fonte Nielsen). E anche i dati di ottobre confermano il calo: -2.4% nei primi 10 mesi del 2013 rispetto al 2012. Il recupero dei consumi in Italia tra 2014 e 2015 sarà moderato e non diffuso a tutti i comparti, con volumi che nel 2015 potrebbero risultare ancora del 7% inferiori al 2007. E,anche se ci sarà la contenuta ripresa dei redditi attesa nel2014, gli italiani decideranno con ogni probabilità di fare le ‘formichine’, per ricostituire quei risparmi che hanno dovuto erodere per non modificare troppo in negativo il loro stile di vita. Ma il futuro non sarà uguale per tutti. Per gli analisti bolognesi infatti l’evoluzione dei consumi sarà differenziata non solo tra i comparti di spesa, ma anche all’interno degli stessi: un riflesso di una sempre maggiore selettività e polarizzazione nelle decisioni di spesa degli italiani. La crisi, in sostanza, ha aperto un divario tra chi fatica e chi ce la fa.

Se infatti a soffrire di più è il fronte del commercio al dettaglio, è proprio lì che si vedono le maggiori differenze sulla bontà o meno delle strategie adottate per reagire alla crisi. E così si scopre che nel 2012, anno ‘nero’dei consumi, una quota di oltre il 15% delle imprese del campione che ha evidenziato variazioni positive del fatturato a doppia cifra, e circa il 25%, una redditività superiore al 10%. “E’ un dato che vediamo come positivo – spiega Patrizia Di Cicco, estensore del Rapporto – se guardiamo nella media c’è un nucleo consistente che ha sofferto, ma anche uno abbastanza solido che non ha solo di cercato di sopravvivere, ma ha saputo reagire”. Tra le strategie vincenti, l’essere riusciti a spostare l’attenzione dal prezzo alla varietà dell’assortimento e il miglioramento dei servizi pre e post vendita, i programmi di ‘regionalizzazione’ delle politiche commerciali e di fidelizzazione della clientela, in particolare sul web. “A segnalare – è la conclusione – una direzione sempre più obbligatoria per le strategie commerciali delle imprese della distribuzione al dettaglio nei prossimi anni”.

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