Calisto Tanzi: biografia di un ex imperatore


PARMA, 18 DIC. 2008 – Calisto Tanzi ha compiuto 70 anni un mese fa. E’ nato a Collecchio, il paese a due passi da Parma dove poi ha edificato la sede del suo regno economico. Diplomato in ragioneria all’Istituto tecnico commerciale Melloni di Parma, fu costretto ad abbandonare gli studi alla morte del padre, Melchiorre, per sostituirlo nella direzione dell’ancora piccola azienda familiare che, nella storica sede di via Grassi, si occupava di salumi e conserve. A poco più di 21 anni Calisto era già in azienda e nel giro di pochi mesi separò i suoi destini da quelli dello zio, socio del padre. Poco interessato al settore dei salumi creò una nuova impresa nel settore del latte. Nel 1965 sposò Anita Reggi, che a Parma tutti conoscono come Titti, signora bene impegnata in attività benefiche, e ha tre figli, Stefano e Francesca, poi coinvolti nella bufera del crac, e Laura, impegnata nel settore farmaceutico. La crescita del gruppo dalla metà degli anni Sessanta in poi fu rapida, nei primi anni Settanta al latte si aggiunsero lo yogurt e, all’inizio degli anni Ottanta, i succhi di frutta con il marchio Santal. Nel ’90 Parmalat Finanziaria fu quotata in Borsa e si accelerò l’internazionalizzazione che raggiunse il suo apice a cavallo del 2000. Il gruppo arrivò ad avere 148 stabilimenti in 31 paesi con un fatturato realizzato per un terzo in Europa, per un terzo nel Nord e Centro America e il rimanente in Sud America e nel resto del mondo. Trentaseimila i dipendenti in cinque continenti. Tanzi ebbe due idee geniali che avrebbero fatto della sua azienda una fra le più importanti del settore a livello mondiale: il latte a lunga conservazione nel tetrapack e le sponsorizzazioni sportive. Al nome Parmalat si lega prima il mondo della Formula Uno, poi lo sci e, infine, il calcio con il Real Madrid prima e poi il Parma calcio. Nel calcio entrò alla grande portando il Parma ai vertici nazionali, lottando per lo scudetto contro la Juve, conquistando coppe e arrivando in Champions League. Al ‘Tardini’ passarono Arrigo Sacchi, Crespo, Chiesa, Veron, tanti campioni anche nazionali. Lui pagava, aveva grandi rapporti con la Lazio di Cragnotti, il presidente lo faceva il figlio Stefano. Nel 1984 Tanzi fu nominato Cavaliere del Lavoro e l’impero Parmalat cominciò ad interessarsi anche di viaggi, con Parmatour, poi affidata a Francesca, la figlia prediletta, anche lei travolta dal crac, e di finanza, grazie soprattutto a Fausto Tonna, direttore finanziario dell’azienda di Collecchio. Con Tanzi e Tonna sono poi finiti nel vortice giudiziario tanti personaggi del suo entourage aziendale ma anche legati al territorio: escluse poche eccezioni, sono tutti della provincia di Parma ed uno, Franco Gorreri, era stato anche sindaco di Collecchio. La crisi che poi porterà alla vicenda giudiziaria cominciò il 26 febbraio 2003 quando Tanzi annunciò l’emissione di un nuovo bond. La poca chiarezza dell’informativa fece crollare il titolo in Borsa e l’azienda ritirò il bond. Il 27 dicembre dello stesso anno, dopo una breve fuga in Sudamerica, Tanzi finì in manette a Milano. Quando uscì dal carcere i giornalisti appostati all’esterno della sua grande villa a due passi da Parma lo videro giocare sul prato (anche con una rovinosa caduta) col nipotino. Salutò con la mano e disse soltanto "Ora va meglio". E anche nelle rare apparizioni ai processi di Milano e Parma (ancora in corso) ha fatto poche apparizioni con poche parole come "Non sono qui per commentare ma per essere giudicato" o "Non ho ideato io la grande truffa". Lontani i tempi in cui sul suo impero economico-alimentare non tramontava mai il sole.

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