Calcestruzzo preconfezionato, ancora segno meno


L’aumento dei bandi di gara registrato negli ultimi mesi del 2015 e le misure contenute nella legge di stabilità per il 2016 in termini di incremento delle risorse stanziate per nuove infrastrutture, clausola europea per gli investimenti pubblici, superamento del Patto di stabilità interno e maggiore stabilità finanziaria su un arco temporale di medio periodo, erano le premesse per una nuova stagione dell’industria delle costruzioni. Premesse che a loro volta erano il sostegno della previsione dell’Atecap circa un’inversione di tendenza nel trend negativo della produzione per il 2016, pur se gli effetti positivi dovuti all’aggiudicazione e alla cantierabilità dei lavori si sarebbero comunque manifestati principalmente nella seconda parte dell’anno. «Erano» perché così non è stato. I dati di produzione di calcestruzzo preconfezionato del primo semestre 2016 indicano che il settore si avvia verso il decimo anno consecutivo di contrazione dei volumi, prospettando un -9,5% per il 2016 rispetto all’anno precedente. Ciò significherebbe chiudere l’anno a poco meno di 23 milioni di metri cubo prodotti, nel 2007 erano oltre 72 milioni. In particolare il primo semestre dell’anno ha registrato un -13,6% rispetto allo stesso semestre dell’anno precedente con una dinamica a livello territoriale pressoché omogenea per tutte le macro aree di riferimento, nord ovest -17,4%, nord est -15,4%, centro e Sardegna -17%, fatta eccezione per le regioni meridionali e per la Sicilia dove la contrazione dei volumi è risultata meno marcata, -6,3%. Per l’Atecap le ragioni di questa revisione al ribasso delle stime sono sostanzialmente due: l’atteggiamento attendista delle stazioni appaltanti nell’attesa che si completi la definizione del corpo normativo relativo al nuovo codice degli appalti e la debole crescita dell’economia italiana spinta principalmente dal contributo positivo dei consumi interni piuttosto che degli investimenti che non ha consolidato la ripresa.

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