C’IRIsiamo. Soldi pubblici nella partita Parmalat


PARMALAT, 1 APR. 2011 – I tempi supplementari nella partita Parmalat ci saranno. Oggi il Consiglio d’amministrazione della ex azienda di Tanzi ha deciso per il rinvio dell’assemblea degli azionisti, inizialmente prevista per il 12, 13 e 14 aprile. Erano quelle le date in cui i francesi di Lactalis confidavano, forti della loro quota del 28,97 acquisita di Parmalat, di salire sul ring e far fuori l’attuale amministratore delegato Enrico Bondi, nominando i propri manager di fiducia.A piangere i francesi ci hanno provato. Una lettera del colosso transalpino del latte ha avvertito il Cda dell’illegittimità di una nuova data per l’assemblea, visto che oggi era l’ultimo giorno utile per pubblicare sui quotidiani l’avviso di convocazione. Ma evidentemente il latte era già versato, visto che il rinvio c’è stato: il ‘match’ si giocherà il 25, 27 e 28 giugno.La giustificazione per il rinvio il gruppo di Collecchio l’aveva ottenuta ieri sera, quando finalmente si è concretizzata, almeno sulla carta, una cordata italiana capace di dare filo da torcere ai francesi. A fare da perno Intesa Sanpaolo, seguita da Unicredit e Mediobanca. Come partner industriale, sfumata l’ipotesi della Ferrero, resta la Granarolo, cooperativa indebitata con la banca di Corrado Passera e della quale Intesa ha il 20%. In campo, poi, potrebbe scendere la Cdp (Cassa Depositi e Prestiti), chiamata in causa dal provvedimento di Tremonti che volto a "attivare strumenti di finanziamento e capitalizzazione mirati ad assumere partecipazioni in società di interesse nazionale rilevante in termini di strategicità del settore".Dove sia la strategicità nel latte, e soprattutto l’interesse nazionale in un gruppo per il quale il mercato italiano vale solo il 22% del suo fatturato, è tutto da scoprire. In fondo anche l’Iri faceva panettoni, si potrebbe obiettare. Ciò che è evidente è la voglia del governo di mettersi in mostra in questa operazione, che ricorda un po’ la vicenda Alitalia. Col rischio di una costosissima, per le casse dello Stato, Opa sui francesi. I quali saranno ben lieti di cedere a caro prezzo le proprie azioni. Dopo di che per recuperare un po’ i soldi spesi nella tribolata avventura, le banche potranno prosciugare il ‘tesoretto’ da 1,4 miliardi nelle casse di Parmalat. Così che per gli investimenti non ci resterà più nulla.

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