C’era Delbono a Bologna


BOLOGNA, 25 GEN. 2010 – Flavio Delbono ha deposto la corona, ma forse non aveva ancora capito come tenerla in testa senza farla cadere. Il suo è stato un regno troppo breve e verrà ricordato più che altro per l’episodio con cui si è interrotto. Dopotutto, potrebbe mai una crociata anti-graffiti competere con un signor scandalo, completo di tutti quegli ingredienti – potere, donne e denaro – che lo rendono esplosivo? Il 23 giugno scorso un Delbono fresco di elezione si godeva il suo primo giorno da sindaco. Sette mesi più tardi, il 23 gennaio, usciva da un’aula di tribunale con un’accusa di abuso d’ufficio, peculato e truffa aggravata sulle spalle. In mezzo troppo poco tempo per lasciare il segno, per diventare il re di Bologna come avevano fatto, ognuno a suo modo, tutti i suoi predecessori. E davanti un futuro segnato da una tappa obbligata: le dimissioni.Non sarebbe potuta finire altrimenti, questa storia. La situazione è molto delicata e la posta in palio altissima. Ai tempi del Cinzia-gate, e fino alla scorsa primavera, Delbono era un uomo di Vasco Errani. Di più: era il suo braccio destro. E con un passato da vicepresidente e assessore al bilancio in Regione, il sindaco avrebbe potuto inguaiare la corsa del governatore, che il 28 marzo tenterà di conquistare il terzo mandato. Il cammino di Errani sembra essere piuttosto facile, ma una grana così è sempre meglio risparmiarsela. Tanto più che Giancarlo Mazzucca, candidato di Pdl e Lega in viale Aldo Moro, ha definito il suo avversario "responsabile della vicenda Delbono" e per questo "impresentabile". Non bisognava insomma, lasciare spazio ai dubbi. E per questo il pressing che ha portato alle dimissioni del sindaco si è fatto più serrato, coinvolgendo anche un pezzo da novanta come Romano Prodi, uno dei suoi primi sostenitori.Il campanello d’allarme è suonato sabato pomeriggio, quando Delbono, all’uscita dalla Procura dove era appena stato interrogato, ha incautamente ma categoricamente escluso un passo indietro, "nemmeno in caso di rinvio a giudizio". Il segretario regionale del Pd Stefano Bonacini e lo stesso Errani, ai quali Pierluigi Bersani in persona ha ceduto l’ingrato compito di gestire la vicenda, gli hanno allora imposto un repentino cambio di rotta. Ulteriore conferma della debolezza del primo cittadino, criticato fin da quando era stato scelto dal partito come candidato alla successione di Cofferati. A molti questa era sembrata una scelta sbagliata, fatta sull’onda della sicurezza. Basata sulla certezza della vittoria – "perchè tanto la destra a Bologna non passerà mai" – e presa senza pensare ai rischi che si corrono affidandosi ad una personalità poco rassicurante.E ora? Cosa succederà sotto le Due Torri? Sul Comune aleggia lo spettro di un commissariamento lungo più di un anno. Se Delbono, come ha detto, rassegnerà le dimissioni dopo l’approvazione del bilancio, non ci saranno infatti i tempi tecnici, previsti dalla legge, per andare alle urne nella primavera del 2010. La scelta del nuovo sindaco dovrà così inevitabilmente slittare alla primavera del 2011. Ma il Consiglio comunale é unanime nel voler tornare al voto il prima possibile: con un ordine del giorno presentato dal capogruppo della Lega Nord Manes Bernardini e firmato da tutti i Gruppi consiliari, ha chiesto al Governo di "predisporre tutti gli strumenti necessari atti a consentire il ricorso alle urne in tempi abbreviati rispetto a quelli attualmente previsti".Per scegliere il successore di Delbono, c’é bisogno adesso – secondo il leader dell’Idv Antonio Di Pietro – di "belle primarie, aperte a tutti: stavolta dobbiamo lasciare che sia la città a scegliere". In effetti, basta vedere quella che è successo giusto ieri in Puglia. Gli elettori di centrosinistra, schierandosi con Nichi Vendola, hanno ribaltato una decisione presa dai vertici del partito sulla base di precisi calcoli elettorali. E hanno stabilito un legame reale con il loro candidato. Qui a Bologna, quindi, i dirigenti democratici avranno la possibilità di rimediare agli errori del passato, di non impigrirsi e non giocare al ribasso, facendo in modo che la città riesca a trovare qualcuno capace di guidarla nei prossimi anni. Un re che sappia portare la corona.

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