Buccaneer, un silenzio lungo tre mesi


11 LUG. 2009 – Autorità locali e diplomazia italiana non hanno mai smesso di occuparsene, mantenendo come sempre il massimo riserbo. E il presidente della Camera Gianfranco Fini si tiene costantemente informato sugli sviluppi della vicenda. Ma a tre mesi esatti dall’attacco dei pirati in Somalia, non ci sono segnali che facciano pensare a una imminente liberazione del Buccaneer, il rimorchiatore italiano ostaggio dei bucanieri del golfo di Aden dallo scorso 11 aprile. A bordo della nave ci sono 16 membri dell’equipaggio, di cui dieci italiani, che alcune settimane fa al telefono hanno lanciato un appello per essere liberati al più presto. Di una possibile imminente liberazione aveva effettivamente parlato Silvio Bartolotti, general manager della Micoperi, la società ravennate proprietaria dell’imbarcazione. Ormai quasi un mese fa – era il 20 giugno – l’armatore aveva assicurato che ci fossero "sufficienti speranze" per credere che gli ostaggi sarebbero presto tornati a casa. In realtà "non si possono fare previsioni", come ha spiegato nei giorni scorsi Nicola Cristaldi, sindaco di Mazara del Vallo, la città siciliana di cui è originario uno dei marinai. Cristaldi, che è anche parlamentare, ha comunque ricevuto rassicurazioni in un incontro con il presidente di Montecitorio. "Fini e la Farnesina – ha rivelato – si sono dichiarati ottimisti", pur non potendo fare previsioni sulla conclusione della vicenda.  La Farnesina ha mantenuto in questi tre mesi la linea del riserbo assoluto sull’andamento della trattativa, in contatto costante con le autorità del governo transitorio somalo e con quelle del Puntland, la regione semiautonoma a nord del Paese, nelle cui acque è stato assaltata la motonave italiana. Nessun blitz e nessun riscatto e priorità assoluta all’incolumità dell’equipaggio è sempre stata la base della trattativa per il governo italiano, come continua a ribadire anche Margherita Boniver, inviata speciale del ministro Franco Frattini per le emergenze umanitarie, che in maggio ha anche compiuto una missione in Somalia.   Contro gli attacchi dei pirati, che dall’inizio dell’anno hanno messo sotto scacco almeno 18 navi di varie nazionalità di passaggio nel golfo di Aden, sono in campo diverse missioni militari, dalle task force 150 e 151 guidate dagli Usa a quella dell’Unione europea (la missione ‘Atlante’, cui partecipa la fregata Maestrale della Marina militare italiana), alle unità inviate autonomamente da singoli Paesi a difesa degli interessi nazionali. L’impegno della comunità internazionale per risolvere la situazione è stato ribadito anche dal vertice del G8, che nella dichiarazione finale del summit dell’Aquila ha espresso la volontà di "mantenere sforzi collettivi" per combattere con efficacia "tutte le forme di criminalità organizzata, inclusa la pirateria al largo delle coste dell’Africa orientale".

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