Buccaneer, sale l’angoscia dopo una telefonata del comandante


2 GIU. 2009 – A quasi due mesi dall’assalto dei pirati somali al Buccaneer, mentre non si é ancora sbloccata la situazione del rimorchiatore italiano con 10 connazionali a bordo, una nuova telefonata del comandante, arrivata ieri al Corriere della Sera, ha fatto salire la preoccupazione per la sorte degli ostaggi che sono sempre più provati e la parallela ansia dei parenti in Italia. Le dichiarazioni drammatiche del capitano  – che ha denunciato l’assenza di acqua potabile, cibo e medicinali a bordo e ha lanciato un appello affinché si faccia tutto il possibile e presto per la liberazione – potrebbero però essere state "indotte" dai sequestratori per garantirsi vie privilegiate per eventuali trattative. Almeno secondo l’analisi di Silvio Bartolotti, general manager della Micoperi, proprietaria del rimorchiatore, secondo il quale è vera la telefonata ma false le affermazioni del comandante, perché "é solo ciò che gli vogliono fare dire i pirati per riuscire a esercitare pressioni". Intanto il legale della Micoperi, Remo Di Martino, non nasconde l’angoscia che sta salendo dopo tanti giorni di sequestro: "siamo molto, anzi, parecchio preoccupati", ha detto. "Sappiamo solo che gli hanno permesso di fare una telefonata ad un quotidiano in Italia – ha confermato Di Martino – ma per il resto non abbiamo la possibilità di dare altre notizie e siamo in continuo contatto con il Copasir, con i servizi segreti". Il Buccaneer, ha ricordato il legale, è "insieme ad altre centinaia di imbarcazioni sequestrate in un luogo sulla costa somala. La situazione del Buccaneer è delicata, e a quanto mi risulta è stato richiesto un riscatto".Di sicuro dopo 53 giorni di prigionia "la situazione a bordo non è facile", come ha ammesso il premier somalo Omar Abdirashid Ali Sharmarke, e si sta attraversando "una fase delicata". Ma è impensabile un blitz, via che la Farnesina ha sempre escluso, perché "i rapporti di forza a bordo non lo permettono": sul Buccaneeer infatti ci sono 16 ostaggi – oltre agli italiani, cinque romeni e un croato – e circa 20 pirati. "Troppo rischioso – ha spiegato – ma abbiamo speranze. Di più non posso dire, né sui tempi né sui modi". Nei giorni scorsi il premier aveva rivelato che ci sarebbero delle trattative in corso, condotte dalle autorità del Puntland – la regione semi-autonoma del nord-est della Somalia, roccaforte dei bucanieri – con il coordinamento dal governo transitorio somalo. In ogni caso Sharmarke ha ribadito che "non bisogna pagare" perché "se si paga non si fermeranno mai". Le ultime notizie arrivate dal Buccaneer hanno però allarmato i parenti degli ostaggi. Da Torre del Greco e da Ercolan, da dove provengono alcuni dei rapiti, hanno mandato messaggi di angoscia: "Non riusciamo ad essere sereni – dicono – ogni comunicazione con i nostri cari a bordo della nave è angosciosa. Sono oramai due mesi che i nostri ragazzi sono in mano ai pirati e nessuno fa nulla per liberarli". A rassicurare i familiari arrivano però le parole di Margherita Boniver, inviato speciale del ministro degli Esteri per le emergenze umanitarie, che ha visitato la regione il mese scorso. L’Italia continua a fare la sua parte, pur mantenendo il massimo riserbo sulle operazioni, dice, ed è "pazzesco" il solo poter "immaginare che nessuno si occupi" di una vicenda che interessa la vita di dieci connazionali. Governo, Farnesina e servizi, ha assicurato la Boniver, "sono attivi ed è ovvio che tutti gli organismi preposti, italiani ed internazionali, si stanno occupando della vicenda sin dal primo giorno". La richiesta del silenzio stampa, ha concluso, "serve per poter arrivare a risultati concreti nei modi e nei tempi migliori". A rafforzare i rapporti bilaterali tra Italia e Somalia, intanto, arriverà in visita a Roma il presidente sheikh Sharif Ahmed dall’8 al 10 giugno.

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