Briatore molla, truffatore o silurato?


VENERDI 18 SET 2009 – Non si placano le polemiche sull’affaire Piquet. Flavio Briatore ha dichiarato in un’intervista esclusiva al Daily Mirror di essersi dimesso dal ruolo di team principal della Renault "per salvare la scuderia". Un "sacrificio" che non gli risparmia le critiche durissime del resto della stampa inglese.Il Times non esita a definire lo scandalo "il peggiore nella storia di questo sport", di una gravità inaudita poiché l’incidente premeditato che Piquet si sarebbe provocato ha posto "la vita del loro stesso pilota e degli altri piloti a rischio". Sempre secondo il Times, "l’impressione a questo punto è che il governo mondiale dell’automobilismo permetta alla Renault, che non ha contestato i capi di accusa e ha rimosso i diretti responsabili, di uscirne pulita". Il Times ritiene probabile al massimo una forte multa, magari una riduzione di punti o forse la squalifica per un certo numero di gare. "Per Briatore si tratta di uno spettacolare e disgraziato finale di carriera, dopo quattro mondiali vinti con Michael Schumacher alla Benetton e Fernando Alonso alla Renault", conclude il giornale di Londra. Secondo il Guardian, poi, lo scandalo metterebbe a repentaglio anche le carriere di Briatore come manager di piloti e della squadra di calcio inglese Queen’s Park Rangers.La stampa italiana, Corriere della Sera in testa, fa invece notare un particolare non ininfluente: la Fia sapeva tutto già da un anno. Secondo quanto emerso dai verbali dell’interrogatorio di Nelson Piquet Senior alla Fia dello scorso 17 agosto, lo stesso Piquet avrebbe informato dell’accaduto già durante la stagione 2008 prima Charlie Whiting, braccio destro di Mosley, poi Bernie Ecclestone (che gli avrebbe consigliato di "fottere" Briatore) ed infine lo stesso Max Mosley, che avrebbe rimandato la vicenda al momento in cui fossero saltate fuori delle prove certe.Secondo il Corriere, dunque, Briatore sarebbe saltato non tanto (o non principalmente) per l’accaduto al GP di Singapore incriminato, bensì per i suoi noti dissapori con Max Mosley, autore di un "piano diabolico" volto a trascinare con sé, negli ultimi giorni del suo mandato, quanti più "nemici" possibile. Una strategia del "muoia Sansone con tutti i filistei" lanciata in primavera, quando ha permesso a Brawn e Red Bull l’utilizzo dei famigerati diffusori, continuata con la guerra contro la Fota e finalizzata con l’attacco frontale alla Renault, rispolverando una storia vecchia di un anno. Renault che avrebbe lasciato le corse se Briatore non avesse fatto il "beau geste", come il Corriere definisce le sue dimissioni.

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