Bossi torna a Bologna ma la piazza non si riempe


BOLOGNA, 9 MAG. 2011 – "Tanti anni fa venni per la prima volta in Emilia, feci una cerimonia e dissi: ‘ce la faremo, prenderemo l’Emilia’. Il segreto è crederci ed essere costanti". Detto fatto, Umberto Bossi ci riprova. Dopo 14 anni di assenza, ieri il leader del Carroccio è tornato a Bologna per un comizio elettorale. Insieme al ministro Giulio Tremonti ha perorato la causa del candidato sindaco Manes Bernardini, il primo leghista che tenta la corsa a palazzo d’Accursio in rapparesentanza dell’intero centrodestra. E a suo dire sembra arrivato il momento giusto: "E’ passato tanto tempo, é cambiata l’aria" ha sentenziato dal palco. Mentre prima del suo intervento si è sbilanciato di fronte ai cronisti: "Vinciamo al primo turno".L’entusiasmo del ministro delle Riforme maschera però una realtà piuttosto diversa. Visti gli scarsi risultati ottenuti fino ad ora dal suo partito sotto le Due Torri, gli esponenti locali del Pdl hanno accolto fin dall’inizio con scetticismo la scelta di candidare a sindaco proprio un leghista e non si sono spesi più di tanto a suo favore durante la campagna elettorale. Una freddezza che si è notata anche ieri sera, quando il comizio è stato aperto da un inno separato. Prima sono risuonate a sorpresa le note dell’inno di Mameli, cantato a gran voce da Filippo Berselli e Anna Maria Bernini, soltanto accennato da Bernardini e snobbato da Bossi e dalla fedele Rosi Mauro. Un siparietto che si è ripetuto a parti invertite subito dopo, in occasione dell’esecuzione del Va Pensiero, che ha fatto litigare i sostenitori del Pdl – arrivati con il Tricolore – e quelli del Carroccio. Una platea che, a onor di cronaca, non raggiungeva le 3000 persone e ha lasciato vuota buona parte della piazza. Ma l’Umberto è andato dritto per la sua strada lodando il suo pupillo: "E’ un bravo ragazzo – ha detto – e quello che conta di più è avere a che fare con una brava persona con cui la gente si può identificare. Manes può mantenere quello che dice e questa è la caratteristica della Lega". E poi, riprendendo un slogan tanto caro al suo alleato premier, è stata l’ora dell’appello: "Votate Manes perché è una buona scelta per far tornare la politica del fare anche a Bologna".Assieme al leader del Carroccio, sul palco di piazza Maggiore c’era Giulio Tremonti, il pidiellino più vicino alla Lega. Che per una volta ha lasciato da parte l’economia preferendo un intervento all’insegna del più becero umorismo. "Quando sono venuto a Bologna tempo fa mi hanno detto che c’erano state le primarie e che aveva vinto Merola – ha esordito – Pensavo di essere a Napoli e invece ero a Bologna". E rimanendo sullo stesso registro, ha concluso dicendo che Bologna "é sempre stata un crocevia", ma che ora "troppe persone vengono da fuori e un prossimo sindaco potrebbe chiamarsi Alì. Anzi Alì Babà così i babbà li dà a Merola".Tutta la manifestazione di Lega e Pdl, peraltro abbastanza breve, ha avuto come sfondo le contestazioni di gruppi di giovani, tenuti fuori dalla piazza e sotto il controllo costante degli agenti. Cori continui, fischi e la musica della Banda Roncati hanno coperto, per chi stava nell’adiacente piazza Nettuno, le parole che arrivavano dal palco. Più pesante la tensione a fine comizio. Quando la gente ha cominciato a sfollare, sono volati insulti e sputi tra i giovani alcuni militanti Pdl. Polizia e carabinieri sono intervenuti per evitare che si arrivasse al contatto fisico. C’é stata anche una veloce carica di alleggerimento, con qualche manganellata e un ragazzo, colpito al capo, è stato trattenuto dalla forze dell’ordine. Anche qualche poliziotto ha dovuto far ricorso a contenitori di ghiaccio per alleviare gli effetti di qualche contusione. A quel punto circa 200 giovani si sono schierati all’incrocio tra le vicine via Ugo Bassi e Rizzoli, fronteggiati a 300 metri da polizia e carabinieri, chiedendo la liberazione del loro compagno. Quest’ultimo, con ghiaccio sul capo è poi salito sull’ambulanza del 118. Poi a poco a poco la situazione si è tranquillizzata.

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