Borsa, una giornata da dimenticare


9 NOV. 2011 – Dopo ripetute minacce, lo spread tra Btp e Bund ha aspettato l’annuncio delle dimissioni del premier Berlusconi per sfondare il muro dei 500 punti. E non si è più fermato. Arrivato addirittura a quota 575, un livello impensabile anche solo pochi giorni fa, il differenziale si è poi assestato a quota 552. La notizia di un imminente cambio alla guida del Paese non è arrivata come un fulmine a ciel sereno, ma a preoccupare l’Ue e di conseguenza i mercati finanziari è stata soprattutto l’incertezza sui tempi dell’addio di Berlusconi, legato all’approvazione della legge di stabilità. Una situazione che ha fatto crollare Piazza Affari a -3,78%, dopo un’apertura in rialzo dell’1,45% e un picco negativo a -5%. Numerosi titoli sono stati sospesi per eccesso di ribasso sul Ftse Mib. Come d’abitudine, ad essere maggiormante colpite sono state le banche, tra quelle fermate ci sono Banco Popolare, Bpm, Intesa Sanpaolo e Monte dei Paschi. Molto male anche Unicredit (-6,81%), mentre Bper (-1,88%) ha contenuto le perdite. Ma sul listino spicca il crollo di Mediaset, che ha ceduto il 12%. Oltre agli avvenimenti di estrema attualità, i titoli del gruppo televisivo di proprietà di Berlusconi hanno aperto in profondo rosso per via della diffusione dei dati dei primi 9 mesi, che presentano un utile netto in discesa a 166,6 milioni di euro, dai 192,6 milioni dell’anno scorso e ricavi per 3,04 miliardi (-0,17%).

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