Bonsu. Processo al via sotto l’occhio delle telecamere


PARMA, 7 DIC. 2010 – Dopo tanti rinvii, inizia davvero il processo per il caso Bonsu, il ragazzo di origine ghanese pestato la sera del 29 settembre di due anni fa da un gruppo di agenti della polizia municipale di Parma. All’udienza sono presenti le telecamere di "Un giorno in pretura", trasmissione che ha avuto l’autorizzazione per fare le riprese. Lo ha deciso con ordinanza il giudice Paolo Scippa, dopo una ventina di minuti di Camera di consiglio.Con questa decisione del Tribunale ha preso il via il processo che vede il Comune di Parma ricoprire la doppia veste di responsabile civile e parte civile. Da un lato, cioè, c’è il fatto di dover rispondere dei danni provocati al giovane (che a seguito delle percosse ricevute ha dovuto sottoporsi ad un intervento chirurgico maxillo-facciale, per non parlare delle ripercussioni sotto l’aspetto psicologico), dall’altro l’amministrazione comunale ritiene di dover tutelare la propria immagine danneggiata dalla vicenda.Il giudice si è poi ritirato in camera di consiglio una seconda volta, per decidere su un’eccezione di legittima suspicione presentata dall’avv.Piero Magri, che difende uno degli agenti coinvolti; il legale sostiene la necessità di celebrare il processo lontano da Parma per sottrarre il giudizio a condizionamenti ambientali dovuti, essenzialmente, al ruolo svolto nel caso di Emmanuel Bonsu dalla stampa. L’eccezione, alla quale si erano opposti sia il Pm Roberta Licci che le parti civili, è però stata rigettata dal giudice.Gli imputati nel processo sono otto vigili urbani che ,nel corso di un’operazione antidroga, scambiando Emmanuel per il palo di un pusher, lo hanno malmenato e umiliato con insulti razzisti. I reati di cui devono rispondere sono il sequestro di persona, lesioni e falso. Il tutto con con l’aggravante del razzismo.Nel corso dell’udienza al giudice è stata avanzata anche la richiesta, da parte dell’avvocato del Comune (il legale che segue la posizione dell’amministrazione come riparatore dei danni), di escludere l’ente dalla posizione di responsabile civile.

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