Bondi: “Parmalat era una macchina da bond”


PARMA, 22 OTT. 2009 – Meno di un’ora per ripercorrere gli ultimi momenti prima del crac Parmalat. E’ durata cinquanta minuti la deposizione di Enrico Bondi. Il commissario straordinario del gruppo è stato il protagonista di oggi alla sala congressi dell’Auditorium Paganini, dove si tiene il processo per la bancarotta della multinazionale di Collecchio. Bondi ha raccontato ai giudici di quando fu Calisto Tanzi, in un incontro privato, a chiedergli di occuparsi della Parmalat. Era l’8 dicembre 2003, “il cavaliere era convinto di evitare il crac”, è stata una delle prime frasi di Bondi. Era il momento in cui a Collecchio la situazione stava precipitando, c’era un bond in scadenza, ma non i soldi per pagarlo. A suggerire a Tanzi il nome di Enrico Bondi furono le stesse banche. Compito principale a cui era chiamato il “grande risanatore”, divenuto amministratore delegato la sera del 15 dicembre, era fare chiarezza sulle finanze della società. “La mia squadra era composta da circa 150 persone – ha raccontato all’accusa l’ad Parmalat – io lo chiamavo ‘l’esercito delle cavallette’. Posso dire che cominciammo a capire di fronte a cosa ci trovavamo con la ricognizione negli uffici milanesi di Grant Thornton. In seguito scoprimmo che l’enorme liquidità messa a bilancio non esisteva”.“Parmalat era una macchina da bond che viveva mediante un continuo ricorso al credito e al mercato dei titoli”, e’ stato un altro passaggio della deposizione di Bondi. “Gli oneri finanziari del Gruppo ammontavano a 500 milioni di euro, mentre ammontava a quasi 10 miliardi di euro tutto il complesso di emissioni obbligazionarie di Parmalat. I private placement erano di un miliardo di euro e c’erano quattro miliardi in finanziamenti dalle banche”. Si spiega così da dove viene la cifra finale di 14 miliardi di euro, la mastodontica cifra raggiunta dai debiti del gruppo.Tre giorni dopo essere diventato amministratore delegato, Bondi fu convocato a Roma dal presidente della Consob Lamberto Cardia che gli comunicò che la situazione del Gruppo era disperata. “Cardia mi disse di aver ricevuto una comunicazione da Bank of America relativa alla liquidità iscritta a bilancio dal Gruppo: sul conto Bonlat non c’era traccia dei circa tre miliardi di dollari che invece risultavano dai bilanci”. Fu a questo punto che Bondi si risolse a chiedere per il Gruppo l’applicazione della legge Marzano e diventò commissario straordinario di tutte le società che facevano capo all’ex azienda di Tanzi.

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