Bonaccini nuovo presidente dell’Emilia Romagna


Stefano Bonaccini (Pd, Sel, Emilia Romagna civica e Centro democratico) ha vinto con il 49, 05% dei voti. Secondo Alan Fabbri (Lega nord, Fi, FdI), con 29,85%. Solo terza Giulia Gibertoni (M5S) con 13,30%. Dietro Maria Cristina Quintavalla (AER), 2,66% e quinto posto per Alessandro Rondoni (Udc, Ncd, Emilia Romagna popolare).1,12% per Maurizio Mazzanti (Liberi cittadini).

 

Non è un test per il governo, ripeteva ieri mattina Maria Elena Boschi. Non si dia una lettura nazionale del voto, avvertiva, qualche giorno fa, il premier Matteo Renzi. Ma le Regionali in Emilia-Romagna e Calabria non potranno non avere una qualche ricaduta sulla mappa dei partiti e sullo stesso dibattito politico nazionale. Il crollo dell’affluenza, verticale e ‘storico’ in Emilia-Romagna, e la cavalcata della Lega che, a Bologna e dintorni, si impone come secondo partito. Novità che è lo stesso premier Matteo Renzi a sottolineare con un tweet: “Male affluenza, bene risultati: 2-0 netto. 4 regioni su 4 strappate alla destra in 9 mesi. Lega asfalta forza Italia e Grillo. Pd sopra il 40%”. Parole che riflettono la soddisfazione per i risultati e la preoccupazione per il dato dell’astensione rimarcato negli stessi minuti da fonti del Nazareno e che tengono conto di un crollo dell’affluenza impressionante. In Emilia-Romagna, ha votato il 37,7% degli elettori, in Calabria il 44,1%. I motivi sono diversi e contano le inchieste giudiziarie che negli ultimi mesi hanno martoriato entrambe le Regioni, da quella delle ‘spese pazze’ in Emilia-Romagna a quella che, il 29 aprile scorso, costrinse alle dimissioni l’ex presidente calabrese Giuseppe Scopelliti. Vicende che hanno certamente allontanato gli elettori dalle urne ma che non spiegano del tutto un’astensione choc destinata ad irrompere nel dibattito politico. Ma le elezioni siglano l’ascesa dell’altro ‘Matteo’: il leader della Lega Salvini. Il ‘suo’ candidato in Emilia-Romagna, Alan Fabbri, vola. Ma la politica tutta, Renzi compreso, dovrà interrogarsi sulla fuga dalle urne, in un periodo segnato dallo scontro perpetuo tra piazze e governo.

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