Bologna, un secondo dossier getta fango sulla politica


BOLOGNA, 23 FEB. 2011 – Un altro secchiello di fango gettato nel ventilatore della politica bolognese. Dopo il dossier anonimo di fine dicembre, scritto ai danni del candidato sindaco del centrosinistra Virginio Merola e a persone del suo entourage, una nuova pagina di veleni è stata inviata a Repubblica, al procuratore aggiunto Giovannini e ai Pm Poggiuoli e Santangelo. In pochi capoversi l’anonimo descrive una serie di rapporti, intrecci, nomine, offerte, appalti e subappalti che riguardano Acer, Acer Manutenzioni, Cipea, Idroter, e Cariee (il consorzio di impiantisti legato a Confartigianto e Cna). Alcuni dei nomi citati, aggiunge Repubblica, sono di persone sottoposte a indagini per altri fatti.Sulla base del primo dossier, che ra stato recapitato ai segretari dei circoli del partito cittadino, ai giornali e alla magistratura, sono stati aperti due fascicoli, uno conoscitivo avviato direttamente dalla Procura e un secondo dopo una denuncia presentata da Merola per calunnia, diffamazione e lesione dei suoi diritti politici. La voce che fosse in arrivo una nuova lettera anonima circolava già a Bologna: "Non ci possiamo difendere dal fango nel ventilatore se non continuando a parlare di proposte, sperando che la politica si liberi da questa ondata di veleni che rischia di non far decollare nessuno dei progetti", aveva commentato il segretario Pd Raffaele Donini.Lo stesso Merola ha proposto a tutti i candidati a sindaco "un codice che impedisca di parlare di queste cose, un codice tra candidati perché così si alimenta il fango e si fa il gioco di chi invia questi dossier. E può succedere a tutti. Come politico e come amministratore mi ribello di fronte a questo stato di cose". SILENZIO STAMPA ANCHE DALLA PROCURAIl Procuratore aggiunto Valter Giovannini ha spiegato che "Da oggi la Procura serberà un totale silenzio sulla eventuale ricezione di ulteriori anonimi, intendendo con ciò esercitare il proprio ruolo di soggetto imparziale che non intende prestarsi a usi distorti dell’ufficio del pubblico ministero da parte di soggetti che potrebbero strumentalizzare con uno stillicidio di scritti anonimi il nostro lavoro quotidiano, che è e sarà svolto sempre nel rigoroso rispetto della legge". La Procura ha comunque incaricato la Digos di acquisire alla redazione di Repubblica l’ultimo scritto anonimo al fine di svolgere accertamenti tecnici (come le impronte digitali) per risalire all’autore.

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