Bologna, un ragazzo gay denuncia: “Mi hanno aggredito”


BOLOGNA, 12 SET. 2009 – Anche Bologna, una delle capitali storiche del movimento omosessuale italiano, sembra essere stata raggiunta dall’omofobia. Un ragazzo di 19 anni, italiano e omosessuale, ha denunciato infatti ai carabinieri di essere stato aggredito la scorsa notte da quattro ragazzi pure italiani all’uscita dello Chalet dei Giardini Margherita di Bologna, dove ogni venerdì durante l’estate ci sono serate gay. Lui stesso ha detto di fare fatica a definire omofobica l’aggressione, perché non sono state pronunciate parole di quel segno, ma ha aggiunto di essere convinto che gli aggressori fossero eterosessuali e che non avessero un motivo valido per strattonarlo. Una versione del fatto l’ha riportata il gruppo Bologna contro omofobia, lesbofobia e transfobia, nato su Facebook e che ha organizzato il sit-in di venerdì 4 settembre in Piazza del Nettuno. Maurizio Cecconi, di ‘We have a dream’, ha raccontato che la vicenda è nata all’interno dello chalet. C’erano infatti anche i quattro, che poi sarebbero diventati aggressori e che avrebbero bevuto molto. All’uscita, quando era il turno di pagare le consumazioni, sarebbe emerso che non avevano i soldi e sarebbe nato così un alterco con un ragazzo gay. Dopo la lite, la storia sembrava finita con l’uscita dei quattro. Ma poco più tardi, quando il giovane dell’alterco e il suo amico gay poi aggredito sono usciti a loro volta, la storia è degenerata. Il primo ha visto il quartetto e si è dileguato. L’altro, che aveva a suo dire solo la colpa di essere lì, è stato a quel punto inseguito e colpito a pugni, riportando qualche lieve contusione, per la quale non si è fatto nemmeno refertare. E’ riuscito a evitare il peggio, ha riferito, entrando in macchina e scappando."A nome della città di Bologna condanno fermamente la grave aggressione avvenuta la notte scorsa ed esprimo la massima solidarietà alla giovane vittima". Sono le parole del sindaco Flavio Delbono, che considera questo episodio "un atto vile che nulla ha a che vedere con la storia della nostra città. Bologna deve reagire confermando la propria tradizione di città in cui tutte le persone, indipendentemente dal loro orientamento sessuale o dalla loro identità di genere, possano vedere garantiti tutti i propri diritti civili". Il comitato provinciale Arcigay del "Cassero", lo storico circolo omosessuale fondato a Bologna 30 anni fa, è convinto che con l’episodio della scorsa notte anche Bologna "si inserisce nella spirale di violenza in cui è precipitata tutta la nazione". In un comunicato, il "Cassero" esprime la propria viciananza al ragazzo aggredito e ricorda che gli "atteggiamenti di intolleranza e di violenza verso persone omosessuali sono sempre più frequenti". Non a caso, continua la nota, "nell’ultimo incontro che si è tenuto in Prefettura, tra il viceprefetto e i rappresentanti delle principali associazioni lgbt, si era espressa la necessità dell’estensione della legge Mancino anche per i reati contro l’orientamento sessuale". Proprio in quella sede, spiega il circolo, "il vice prefetto chiese se Bologna risulti essere una città intollerante in questo senso e gli fu risposto che non è mai stata immune da violenze contro gay, lesbiche e trans, ma che gli episodi non hanno avuto una frequenza e una sintonia con questo nuovo clima da vera e propria battuta di caccia, se non addirittura da guerra civile come suggeriscono le bombe lanciate contro il locale gay romano qualche giorno fa".Il pestaggio del diciannovenne gay di Bologna "con evidente connotazione omofobica conferma che nessuna città italiana è immune al virus dell’odio motivato dall’orientamento sessuale, nemmeno le città e le regioni rosse". Lo afferma Franco Grillini, presidente di Gaynet, associazione giornalisti gay, per il quale gli atti di violenza contro omosessuali sono dovuti "in gran parte alle campagne politiche molto aggressive verso le minoranze additate come minaccia per la società. Il ragazzo di Bologna ha avuto delle difficoltà a dire che era gay e che l’aggressione era di stampo omofobico per paura di peggiorare la propria condizione". Anche Sergio Lo Giudice, capogruppo Pd al comune di Bologna e presidente onorario di Arcigay parla di "un evidente caso di omofobia" che "non va assolutamente minimizzato". Lo Giudice ha parlato con il ragazzo aggredito e dal suo racconto "emerge un modello di aggressione che conosciamo bene e che si è ripetuto più volte". La dinamica ricorda infatti da vicino l’episodio di pochi giorni fa a Firenze, dove un ragazzo di 26 anni, poche ore dopo il presidio-fiaccolata unitario contro l’omo/transfobia, è stato pestato a sangue da due italiani. "Ma fortunatamente ieri sera è andata meglio", conclude Lo Giudice.

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