Bologna, un coro gay ospite del parroco


BOLOGNA, 29 LUG 2009 – Un tempo a Bologna c’erano le battaglie civili: gli omosessuali contro la Chiesa. Un tempo l’Arcigay di Bologna conduceva (con successo) una feroce battaglia per prendersi la sua sede storica, al cassero di porta Saragozza, proprio dove c’era un museo dedicato alla Madonna di San Luca. Acqua passata. Ora la questione degli spazi di ritrovo si risolve in maniera molto più serena. Dalla sede dell’Arcigay di Bologna a una sala parrocchiale, la strada non è più così lunga. Grazie a don Nildo Pirani, parroco della chiesa di San Bartolomeo della Beverara, riferimento per oltre settemila anime alla periferia della città. Alla richiesta di Komos, coro omosessuale di 25 uomini, di avere a disposizione una sala prove, il sacerdote ha detto sì. Serenamente. E allo stesso modo spiega la sua scelta: "Non è in gioco la condivisione o meno dei problemi dei gay", il punto é la concessione di una sala prove per cantare. "Se cantano, che male fanno?", chiede. E soprattutto osserva: "Sarebbe una preclusione ideologica dire di no".Da metà luglio la nuova ‘casa’ del coro – primo in Italia solo al maschile, dopo il Rainbow di Roma che ospita anche coriste, e specializzato in musica classica – è stata appunto la sala della chiesa. Ieri sera l’ultima prova, la prossima a settembre. Alle spalle, la formazione ha due concerti a Bologna e uno previsto, ma saltato per motivi tecnici, all’ultimo Gay pride di Genova. Da novembre i coristi hanno provato all’interno del Cassero, sede dell’Arcigay bolognese. Ma, complice l’acustica non sempre perfetta (il posto è un antico edificio usato come deposito del sale) e alcuni dissapori nati dopo il concerto annullato, il direttore di Komos, Paolo Montanari, ha deciso di rinunciare allo spazio concesso comunque dal Cassero e bussare alla Beverara. Non a caso, visto che a dicembre la chiesa aveva accolto una veglia per le vittime dell’omofobia su richiesta del movimento di credenti omosessuali ‘Noi siamo chiesa’. "Ho chiesto ospitalità una volta a settimana e il parroco ha accettato – racconta Montanari – Mi ha dato pure la chiave del salone. Mi è sembrata una persona aperta, gentile, pratica e poi gli piace la musica".A confermare la disponibilità, e per niente imbarazzato, è lo stesso don Nildo, classe 1927 e parroco a San Bartolomeo da 33 anni. "Io non sposo le idee dei gay, ho le mie posizioni e alcune da maturare – precisa – ma offro semplicemente accoglienza a un gruppo di gay che cantano. Oltre loro, provano il coro parrocchiale e un gruppo di danze e canti. La sala viene concessa, dietro offerta libera per le spese, a tutti. Sono esclusi solo partiti e gruppi per iniziative politiche o eversive. Ma se uno è disposto a turnare e non crea disturbo, perché negarla?". Insomma, nessuna obiezione né preoccupazione per eventuali reazioni di fedeli o della Curia. "Forse non tutti i parrocchiani lo sanno perché ora molti sono in ferie, ma chi lo sa è contento", ribadisce. Dall’altra parte la Curia ricorda che la gestione delle sale fa parte dell’autonomia di ogni singola parrocchia e che la Chiesa non mette becco. A meno che non ci siano problemi di dottrina o morale legati all’uso degli spazi parrocchiali.Dopo la pausa estiva, le voci di Komos torneranno in parrocchia e poi magari potrebbero esibirsi direttamente lì, in concerto. "Noi siamo disponibili anche a cantare in determinate occasioni durante le funzioni liturgiche", annuncia il direttore di Komos. "Si vedrà, anche perché noi abbiamo già un nostro coro, dovrebbero mettersi d’accordo fra loro", risponde don Nildo. Serenamente.

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