Bologna, salta l’ultimatum ma resta alta la tensione


BOLOGNA, 16 SET. 2010 – Il rettore Ivano Dionigi sembra averci preso gusto. E dopo aver sollevato un discreto polverone con la prima, invia una seconda lettera ai ricercatori dell’Università di Bologna. Questa volta i toni sono più concilianti, cade il termine ultimo di venerdì, ma la sostanza non cambia: chi vuole protstare contro la riforma Gelmini deve farlo sapere all’Ateneo, e verrà sostituito da un docente a contratto per salvaguardare il regolare svolgimento delle lezioni."Il Senato ha adottato una misura necessaria e dovuta di verifica della disponibilità, già annunciata e già adottata da altri atenei, volta a garantire almeno i livelli essenziali dell’offerta formativa programmata". Così comincia la lettera di Dionigi, un testo inviato ai 1300 ricercatori bolognesi, bypassando "filtri mediatici e burocratici", per spiegare le ragioni di una scelta a suo dire "fraintesa".Ma, soprattutto, il numero uno dell’Alma Mater non vuol sentir parlare di ultimatum. "Nessun ultimatum – scrive – né rottura di un dialogo". E poi cerca di lanciare un segnale di distensione annunciando che lo stesso Senato accademico, da riconvocare la prossima settimana, "deve ancora analizzare gli scenari e decidere quali soluzioni conseguenti adottare". Ma ottiene l’effetto contrario da parte dei ricercatori che proprio sull’ipotesi delle sostituzioni si sentono colpiti nel vivo."Il nostro non è uno sciopero, ci rifiutiamo di fare ciò che per legge non dovremmo fare – precisano a Paleografia e medievistica – Facciamo lezione volontariamente e gratuitamente, e ora ci vengono a dire che possiamo essere sostituiti e che addirittura ci sono i soldi per pagare i docenti? Inaccettabile". A Ingegneria invece sottolineano che sentirsi dire "che nell’arco di 15 giorni è possibile sostituirci ci lascia sconcertati, ci dà l’impressione che si voglia privilegiare la quantità di didattica erogata piuttosto che la qualità".Intanto, già ieri, le rinunce ai corsi avevano toccato quota 400. Tra loro ci sono almeno la metà dei 98 ricercatori di Lettere e Filosofia, la facoltà del rettore, mentre a Biologia hanno aderito alla protesta in 27 su 39. Anche a Lingua e Chimica industriale la partecipazione si annuncia massiccia. E oggi a riunirsi in assemblea sono Architettura, Ingegneria, Medicina, Scienze. Sembra che il rettore Dionigi avrà un bel da fare per mettere in pratica i suoi propositi e sostituire tutti gli assenti.

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