Bologna, Pd e Sel ai ferri corti


BOLOGNA, 06 GEN 2010 – Bologna si conferma laboratorio imprescindibile per il centrosinistra nazionale. Lo scontro durissimo di questi giorni tra il candidato del Pd alle primarie per Palazzo D’Accursio, Virginio Merola, e Sinistra Ecologia e Libertà, che sostiene Amelia Frascaroli, è la cartina di tornasole della situazione nazionale, a dir poco esplosiva. In gioco, a Bologna come nel Paese, non c’è soltanto la leadership, ma l’identità vera e propria della sinistra e del centrosinistra italiano.Le parole di ieri di Merola hanno creato una frattura profonda tra il Pd bolognese e il partito di Vendola. Merola aveva parlato di una sinistra “conservatrice”, che "usa continuamente la parola ‘difesa’ e pensa che se ci rassicuriamo difendendo la scuola e i servizi sociali, allora saremmo meglio di altre città". Il riferimento a Sel è esplicito: “se Vendola vince le primarie, perderemo le elezioni", ha detto chiaramente Merola, specificando di riferirsi alla situazione nazionale. Sul caso Fiat, Merola si è poi schierato dalla parte di Susanna Camusso, segretario confederale della Cgil, nella richiesta alla Fiom di porre una firma tecnica sull’accordo con Marchionne, anche se sbagliato, pur di non rimanere fuori dalla fabbrica.La presa di posizione di Merola ha generato una reazione durissima di Sel. In una nota ufficiale Cathy La Torre, portavoce cittadina del partito di Vendola, scrive che "Merola appartiene da almeno vent’anni a quel gruppo che controlla il pc-pds-ds-pd bolognese e pertanto si sta allineando alla linea nazionale per cui Vendola è troppo forte ed è meglio non fare le primarie". Si tratta, ha rilevato La Torre, della "stessa linea, perdente che D’Alema ha provato a usare due volte in Puglia dove Vendola ha vinto sia le primarie sia le regionali, e logica impone che un candidato che vince le primarie ha più possibilità di battere Berlusconi di un candidato scelto dai gruppi dirigenti che spesso non coincide con le preferenze dei propri elettori". Quindi, è il consiglio inviato da Sel a Merola, "cambi disco, quello è rotto".Ma, oltre alle schermaglie sulla leadership, è sulla Fiat che la frattura sembra insanabile. Per La Torre "le parole di Merola fanno rabbrividire”, perché parlando di non subalternità del Pd al sindacato egli “distorce le parole del segretario nazionale Cgil”. “Cisl e Uil saranno contente e forse questo pagherà elettoralmente – continua La Torre – ma lo vogliamo dire che in questo referendum, dopo le parole di Marchionne, i lavoratori Fiat andranno a votare con una pistola alla tempia o è troppo di sinistra?". “Il referendum – conclude la nota – è un ricatto antidemocratico" e "non è compito della politica entrare a gamba tesa nel più grande sindacato italiano".A questo punto, l’alleanza stessa tra Pd e Sel potrebbe essere a rischio persino a Bologna, dove le primarie sono ormai in programma da tempo. Un rischio che Sel considera plausibile: “Vogliamo ricordare a tutta la coalizione – conclude la nota di La Torre – che chi vince le primarie sarà sostenuto da tutti i partiti della coalizione e ci piacerebbe che questo lo ricordasse anche Merola”.

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