Bologna, ma Berlusconi con chi sta?


BOLOGNA, 3 GIU. 2009 – Ormai è agli sgoccioli, ma la campagna elettorale per le amministrative bolognesi del 2009 verrà sicuramente ricordata per il susseguirsi di polemiche interne al fronte del centrodestra, diviso tra due candidati e in continua (e vana) attesa di direttive e conferme provenienti da Roma.L’ultima esternazione in ordine di tempo è di Giorgio Guazzaloca, l’ex sindaco della città dal 1999 al 2004 che ora ci riprova sostenuto dall’Udc. In un colloquio con Repubblica, ha mostrato una lettera che Silvio Berlusconi gli spedì nel novembre 2008 per ringraziarlo di avergli mandato il suo libro "Una vita in salita". "Sono certo – scrisse il premier – che alle prossime elezioni amministrative i bolognesi sapranno fare la scelta giusta e restituiranno alla loro città una guida capace di garantire concretezza, benessere e speranza per l’avvenire". Il problema è che il Pdl ha deciso di sostenere la corsa a Palazzo d’Accursio di Alfredo Cazzola, e anche se il documento è antecedente alla scelta del partito, la notizia è il giusto pretesto per un nuovo scontro. Contro Guazzaloca e il giornale che ha pubblicato la lettera si è infatti scagliato il coordinatore regionale del Pdl Filippo Berselli, che ha annunciato uno spot elettorale registrato da Berlusconi in sostegno di Cazzola che andrà in onda in questi giorni sulle televisioni locali. "Abbiamo così messo – ha detto Berselli – definitivamente a tacere tutte le chiacchiere e le illazioni strumentali di certa stampa a sostegno di altro candidato sindaco, tanto messo male da cercare un disperato sostegno da un quotidiano notoriamente collocato sul centro-sinistra. Deve essere chiaro a tutti che il Pdl ha un solo candidato che si chiama Alfredo Cazzola e che chi non lo sostiene è fuori dal nostro partito".In realtà il rapporto tra Cazzola e Berlusconi è sempre stato tutt’altro che facile. Già a febbraio, presentando la sua candidatura, l’ex presidente del Bologna calcio aspirava all’investitura del premier. Un benestare che è arrivato dopo un mese e mezzo di tira e molla, ma che fin da subito è sembrato estremamente tiepido. Berlusconi infatti non è mai arrivato a Bologna per "battezzare" il prescelto, non lo è visto durante l’intera campagna elettorale e non c’è motivo di attendere il suo arrivo prima dell’imminente apertura dei seggi. Tutte le dichiarazioni in favore di Cazzola sono state affidate ai quadri locali del partito, il già citato Berselli e Giampaolo Bettamio.Con il passare dei giorni, ha preso sempre più campo sotto le Due Torri la voce per cui il Presidente del Consiglio abbia subito la candidatura di Cazzola. Ossessionato fin dall’inizio dai sondaggi che danno più avanti il suo avversario Guazzaloca, Berlusconi ha dovuto sottostare al veto pronunciato da Gianfranco Fini nei confronti dell’ex sindaco, ma non ha mai mandato giù il fatto che il Signor Motorshow continui a presentarsi come un candidato civico.Non a caso, pochi giorni fa, il coordinatore cittadino del Pdl Fabio Garagnani è arrivato ad invitare i propri elettori a non votare la lista Cazzola. "La campagna elettorale – ha detto – si è, logicamente, concentrata sui candidati sindaco. Noi, ribadendo il nostro sostegno a Cazzola, vogliamo evitare il rischio che la nostra lista passi in secondo piano". Gli ha fatto eco il senatore Elio Massimo Palmizio. "Io – ha dichiarato – avrei preferito un candidato politico puro, ma adesso dobbiamo spiegare ai cittadini di non votare liste civiche, ma votare il Pdl. Votare liste civiche non serve a niente. E’ importante avere in consiglio comunale una nutrita pattuglia di consiglieri di partito".E in questa situazione di tutti-contro-tutti che regna all’interno del centrodestra bolognese, gli episodi di screditamento reciproco abbondano. Risale, per esempio, allo scorso 25 aprile, il litigio tra l’onnipresente Cazzola e Luca Galletti, candidato dell’Udc alla provincia. I due si sono incontrati in via degli Orefici, davanti alla sede elettorale di Cazzola. Parlando, è venuto fuori che secondo l’ex patron del Bologna, ci fu un momento in cui lo stesso Galletti gli chiese di candidarsi al posto di Guazzaloca. Il centrista, manco a dirlo, ha negato l’episodio e la situazione è degenerata passando quasi alle mani. La diattriba è proseguita prima con l’immediata convocazione di una conferenza stamapa da parte di Galletti, in cui è stata illustrata con appropriati esempi la tendenza di Cazzola a risolvere le situazioni a suon di botte, e poi con la controreplica del candidato sindaco, che ha annunciato querele. Non si sa con quali accuse.Ma la vicenda più avvicente, degna delle migliori storie di spionaggio è sicuramente quella del Corvo. Protagonisti, come sempre l’ex patron del Bologna calcio e Guazzaloca. Nasce tutto quando la lista di sinistra "Bologna città libera" esibisce con clamore un foglio "trovato sotto la porta". È la copia di una vecchia sentenza torinese, per evasione fiscale, a carico di Alfredo Cazzola: roba vecchia, patteggiata nel 1999 e comunque finita anche sui giornali. Ma estremamente utile per screditare il candidato in campagna elettorale. Solo che alla fine a farne le spese è qualcun’altro. Appena vede divampare la polemica politica, infatti, si presenta ai giudici Filippo Mineo, ex carabiniere ed ex funzionario Sisde in servizio presso la Presidenza del Consiglio. Ammette che quel foglio l’ha tirato fuori lui dal casellario giudiziario, naturalmente senza sapere che sarebbe servito per infangare un politico. A chi l’ ha dato? Ovviamente a un avversario politico di Cazzola: Alberto Vannini, ex gioielliere, ma soprattutto capogruppo consiliare della lista civica di Giorgio Guazzaloca. E qui il cerchio si chiude. L’ex sindaco si smarca immediatamente dal suo collaboratore e il processo si terrà subito dopo le elezioni.In pochi mesi, insomma, è successo di tutto. Il centrodestra, che da anni covava l’idea di poter puntare sullo scontento generato dal sindaco-sceriffo Sergio Cofferati per riconquistare la ormai ex rossa Bologna, arriva alla prova elettorale con le ossa rotte. Tutto ciò potrebbe legittimamente far pensare che il primo a guadagnarci sarà il candidato del centrosinistra Flavio Delbono. Ma l’ex vicepresidente della Regione, pur avendo saputo in qualche modo smarcarsi dal suo scomodo predecessore, ha condotto una campagna dal profilo molto basso. A testimonianza di ciò, la manifestazione di chiusura prevista per domani sera, in cui le forze che sostengono Delbono scenderanno in piazza separate. In piazza Maggiore ci sarà il Pd con Dario Franceschini, in piazza San Francesco saranno presenti i comunisti Oliviero Diliberto, Paolo Ferrero e Cesare Salvi, mentre nel pomeriggio, in piazza Verdi, parlerà Antonio Di Pietro. Gli organizzatori fanno sapere che un’iniziativa congiunta "è stata rifiutata perché le iniziative elettorali saranno concentrate non solo sulle amministrative, ma anche sulle europee". Ognuno, insomma, deve badare ai propri problemi. E intanto sabato si vota: si salvi chi può.

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