Bologna, il solito copione degli ultimi anni


1 NOV. 2010 – Ci risiamo. Ho avuto un dubbio, se mettere o meno un punto interrogativo dopo le due parole dell’inizio. Ma è meglio non metterlo l’interrogativo, poiché i dubbi sono realmente svaniti e si può dire che Cagliari-Bologna 2-0 ha certificato, senza margini di incertezza, che la squadra di Porcedda e Malesani ripercorre la strada di quelle che l’hanno preceduta dopo il ritorno in A. Si era scritto, proprio 7 giorni fa, che il grande traguardo sarebbe stato conferire un pizzico di continuità alla generosa prova espressa contro la Juventus. Così non è stato ed è per questo motivo che non si può fare a meno di parlare di copioni già visti, di prove incolori e assai scadenti monotamente ripetute come nelle stagioni scorse, nonostante le novità: la proprietà, l’allenatore ed una ventina di giocatori. Infatti come già recentemente a Palermo, anche quella di Cagliari è risultata una trasferta disastrosa, 90’ senza idee, senza anima e quindi con un verdetto negativo per un Bologna da dimenticare.I primi commenti di Malesani e dei giocatori sono non deludenti,ma inacettabili. Se non si sa spiegare i come ed i perché di una sconfitta senza attenuanti è meglio restare in silenzio oppure si prende in giro chi ascolta. Ripetere che bisogna lavorare fino alla prossima partita è ridicolo. Una ovvietà totale che dimostra due cose. Che non sanno cosa dire e che non si rendono conto che la gente non vuole più essere presa per il naso. Ecco allora il ci risiamo. Approccio sbagliato l’abbiamo sentito dire troppe volte. Cosa significa? Vuol dire che i rossoblu sono stati maledettamente inferiori su tutti i piani e che finalmente occorre chiamare le cose col proprio nome. Non si va mai al di là di simile frase di circostanza, una banalità che dei professionisti degni di questo nome non dovrebbero mai pronunciare. Insomma, facciamo un patto. Nessuno tiri mai più fuori l’approccio, sbagliato o no che sia.Siamo più chiari e semplici. La squadra ha barcollato in ogni reparto e si pensi a quello che il tecnico può fare. Rimaneggiare la difesa, dove Britos sbaglia interventi e palloni troppo di frequente. Registrare il centro campo per rendere equilibrate le manovre difensive con quelle di proposta in avanti. Ad esempio velocizzando i suggerimenti in avanti non sempre di lato e ribaltando in verticale le iniziative che si riesce ad impostare. Il risultato non sarebbe certo peggiore di quello fin qui ottenuto e si darebbe finalmente un’impronta al gioco del collettivo. Per l’attacco un supporto a Di Vaio è indispensabile. Se non con altra punta, almeno con manovre che portino palloni sui suoi piedi non 1 o 2 volte solo per tempo. E correre, correre sempre senza perdere o sprecare tantissimi palloni. Malesani è inutile che si arrampichi sugli specchi. Se ha una certa dialettica non basta. Ci vuole pure chiarezza di idee sul da farsi. E qui allora deve trovare una formazione base, non modificare sempre lo schieramento. Cosa può ottenere con girandole di cambi di domenica in domenica? Poco o niente, come si è visto finora.Due mesi non sono tanti, ma nemmeno pochi per tracciare una sorta di strada ed individuare gli uomini che debbono percorrerla, senza continui ripensamenti. Non ci si capisce niente. Anche se, forse, la cosa più importante da capire viene prima. E’o no Malesani un allenatore capace di insegnare calcio? Alla Ulivieri, per intenderci. Io veramente non ho la risposta. Ma se per caso non ha queste doti , non potrà restare a lungo da queste parti, perché una rosa tanto rinnovata richiede prioritariamente enormi doti didascaliche a chi sta in panca. Tanti nuovi volti, tanti giovani giocatori hanno bisogno tutti i giorni di ascoltare lezioni di calcio da chi le sa dare. Altrimenti il buio potrebbe calare presto.Ma non dimentichiamo la società, ovvero Sergio Porcedda e tutto lo staff. Qui i concetti sono presto detti. Se la società non è contenta di quanto fatto finora in campo, e non si vede come potrebbe esserlo, deve far sentire la propria voce, forte e molto presto. Nell’immediato la scossa può venire da un gesto netto e chiaro dei dirigenti, piuttosto che dalle litanie degli allenamenti e del lavoro da fare. Ora la società deve operare al massimo per scuotere Malesani ed i giocatori, per far loro ritrovare concentrazione e forza di migliorare.Il secondo concetto, da esprimere per l’ennesima volta, purtroppo, riguarda la società ed i suoi rapporti con gli sportivi, gli appassionati, i tifosi. C’è una stanchezza profonda nel sentirsi sempre con l’acqua alla gola, nell’essere sbeffeggiati in quasi tutta l’Italia perché il Bologna è sempre disperato, nell’essere il più facile dei bersagli nei troppi incontri miseramente persi, senza combattere, senza quasi dar segno di vita. Basta, allora, è questo ciò di cui la società deve convincere l’allenatore ed i giocatori. Vien quasi da dire costi quel che costi. Cosa vale cambiare tutto se tutto rimane come prima? Proviamo una volta ad andare in trasferta e non ripetere le figuracce. Proviamo in questo campionato a voltare pagina sul tema. Non è vero, presidente Porcedda, che ne vale la pena? Proviamo a non farci ripetere: ci risiamo.

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