Bologna, il mondo economico sta con Confindustria


BOLOGNA, 3 OTT. 2011 – Il manifesto nazionale "Per salvare l’Italia", lanciato da Confindustria, raccoglie l’adesione del mondo economico bolognese, che dà il via ad una sottoscrizione tra gli imprenditori locali e promette di declinarlo a livello locale nei prossimi giorni. Un elenco di priorità e richieste che saranno presentate al Comune, già in sede di udienze conoscitive per la definizione del bilancio di previsione. Questa in estrema sintesi l’inziativa presentata oggi nella sede dell’associazione degli industriali dai vertici locali di Agci, Cna, Confartigianato, Confcommercio Ascom, Confcooperative, Confesercenti, Legacoop e Unindustria.E’ l’intero arco economico bolognese a schierarsi in rappresentanza di 42.300 imprese associate che danno lavoro a circa 300 mila persone, pari al 50% della popolazione attiva locale. "Siamo il primo territorio che risponde all’iniziativa nazionale, evidentemente è nel nostro Dna", spiega il presidente di Unidustria Alberto Vacchi, che precisa "non vogliamo sostituirci al Governo, ma vogliamo supportare l’iniziativa nazionale e fare la nostra parte a livello sul territorio". Vacchi chiede, prima di tutto, "che siano liberate risorse per gli enti locali", in modo tale da creare quella che il presidente di Legacoop Giampiero Calzolari chiama "sussidiarietà orizzontale, perchè gli enti pubblici non possono più farcela da soli".Il presidente di Confartigianato Gianluca Muratori guarda al Piano strategico, più volte annunciato dagli enti locali (dal Comune, dalla Regione e dalla Provincia) e pensa soprattutto alle piccole e medie imprese che, dice, "rischiano lo tzunami". In generale, tutti concordano sulla necessità di un efficientamento della pubblica amministrazione, ma anche a un nuovo ruolo dei privati nelle società partecipate, con un ingresso in quelle attinenti ai settori di competenza, come ad esempio il Tpl per la Confocooperative che si è già candidata a gestire i trasporti su gomma"."Le istituzioni devono darci una mano anche sul fronte del credito" chiede Tiziano Girotti di Cna, per il quale serve "un cartello con le banche" volto a garantire l’accesso al credito e i finanziamenti all’impresa. "Individuare i settori che possono crescere e puntare su quelli, perchè l’obiettivo è creare ricchezza e posti di lavoro". Questo il sollecito del presidente di Confesercenti di Sergio Ferrari, che cita "il turismo" precisando che "questo settore    non è per niente in crisi e sta dando grandi soddisfazioni". E ancora, "recuperare una cultura del lavoro" è l’invito di Massimo Motti di Agca che vede "inevitabile un rapporto di confronto con i sindacati".E mentre il presidente di Ascom Enrico Postacchini torna a suggerire un reinvestimento del "tesoretto" degli enti bilaterali per ridare fiato ai settori che hanno contribuito a crearlo (come il commercio), Vacchi, rispondendo ai cronisti, conclude con un commento sul caso della Bruno Magli, il calzaturificio bolognese che sta per spostare la sua attività commerciale a Milano, mettendo a rischio 90 posti di lavoro a Bologna. "In questo caso il sistema è arrivato lungo – ammette Vacchi – è un caso che deve insegnarci ad affrontare le cose prima che si verifichino, perchè ora trovare delle soluzioni non sarà facile".

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