Bologna: i tifosi dichiarano guerra a Porcedda


BOLOGNA, 19 NOV. 2010 – "Tifosi e squadra uniti per questa battaglia". Suona come un avvertimento lo striscione appeso stamattina a Casteldebole. Lo hanno preparato i tifosi del Bologna calcio per accogliere il presidente Sergio Porcedda, che è tornato nel centro tecnico rossoblu proprio il giorno dopo aver messo in agitazione tutta la città. Gli stipendi non pagati potrebbero infatti costare alla squadra 3 punti di penalizzazione in classifica, per non parlare dei rischi ben più gravi di messa in mora e fallimento. Per questo i supporter hanno dichiarato guerra all’imprenditore sardo. "Con noi il signor Porcedda ha chiuso – ha detto Paolo Alberti, leader di uno dei gruppi della curva Bulgarelli, sintetizzando il risultato di una riunione di ieri sera di tutti i gruppi – e non lo vogliamo più vedere né a Bologna, né allo stadio. Se si presenta nella prossima in casa, con il Chievo, interverremo noi".Porcedda è rimasto a Casteldebole un’ora e un querto circa e poi uscito insieme al direttore Pier Giovanni Ricci, scortato da due auto della Digos e tra gli insulti di una trentina di tifosi. La tappa successiva è stata la Procura della Repubblica, dove però ai giornalisti che volevano seguirlo non è stato consentito l’ingresso negli uffici. A quanto si è appres,o il presidente rossoblù sarebbe andato nell’ufficio del procuratore aggiunto della Repubblica Valter Giovannini. Le uniche parole che i cronisti sono riusciti a strappargli di bocca Porcedda le ha pronunciate prima di recarsi in piazza Trento e Trieste, abbassando per qualche istante il finestrino della sua auto. "Fare il bene del Bologna", ha risposto il presidente alla domanda sulle sue intenzioni. E ai dubbi dei giornalisti ha replicato: "Gli acquisti li ho fatti, i giocatori li ho presi".Due ore dopo, uscendo dalla Procura, il numero uno rossoblu si è limitato a fare un cenno con il dito sul naso e sulla bocca ai giornalisti che lo attendevano all’esterno , come per dire "devo tacere, non posso parlare". Ieri, uscendo dalla caserma dei Carabinieri dove avrebbe fatto denuncia per ipotetici raggiri che gli avrebbero impedito finora di onorare gli impegni presi con l’acquisto del Bologna, alla stampa aveva detto che avrebbe parlato oggi, ma ai suoi collaboratori aveva invece spiegato che gli era stato chiesto di tacere con tutti.In attesa, dunque, di nuovi ragguagli, i giocatori del Bologna, rappresentati dal loro capitano e uomo-simbolo Marco Di Vaio, preferiscono non sbilanciarsi. Fermato all’uscita dell’allenamento, Di Vaio ha spiegato ai cronisti che la condizione problematica del club, a rischio penalizzazione, "é una cosa che riguarda la società, noi squadra non dobbiamo dire niente". Non c’entra, "come ci sentiamo o non ci sentiamo, prima deve parlare il presidente. Aspettiamo le sue mosse. E’ inutile parlare in questo momento, diremmo solo stupidaggini. La squadra sta tranquilla, lavora e basta. E’ l’unica cosa da fare, non possiamo fare altrimenti. Dobbiamo aspettare assieme ai tifosi e a tutti gli altri". A chi gli ha domandato se la credibilità di Porcedda fosse minata agli occhi dei calciatori, l’attaccante ha risposto: "Per il momento non cambia nulla. Lui ha modo e tempo per dimostrare quello che ha intenzione di fare. E noi prenderemo le decisioni successivamente. Quello che è stato scritto non corrisponde a verita", ha concluso in riferimento al presunto scollamento tra squadra e proprietà. Il tecnico Alberto Malesani, invece, non ha parlato, e ha abbandonato in auto il centro sportivo di Casteldebole tenendo i finestrini chiusi. "Teniamo botta", è stato poi l’unico commento del portiere rossoblù e della Nazionale Emiliano Viviano.

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