Bologna: i detenuti rischiano di perdere il loro Garante


BOLOGNA, 24 LUG. 2010 – Le ripercussioni del Cinzia-gate, che ha portato alle dimissioni dell’ex sindaco Flavio Delbono e al commissariamento del Comune di Bologna, colpiscono anche l’universo carcerario. E in particolare il Garante per i diritti delle persone private della libertà personale del Comune, il cui mandato scadrà il 31 agosto. Per statuto un’ulteriore rielezione è possibile per altri cinque anni, ma in questo caso dovrebbe autorizzarla ad hoc il commissario straordinario Anna Maria Cancellieri – sostituendo così il Consiglio comunale – almeno fino alle elezioni amministrative previste nel 2011. A sollevare, con molta preoccupazione, il problema è stata ieri la stessa Garante, l’avvocato Desi Bruno, durante la presentazione della sesta relazione sull’attività svolta dal suo ufficio, il cui regolamento è stato approvato all’unanimità dal Consiglio comunale nel gennaio del 2004. Il suo mandato, iniziato nel 2005, è scaduto lo scorso 16 luglio ma, come ha ricordato il capo di gabinetto Berardino Cocchianella, la Cancellieri le ha chiesto di restare in carica per altri 45 giorni. Quindi fino al 31 agosto. "Avrei voluto essere messa nelle condizioni di consegnare l’ufficio a un’altra persona – ha detto la Bruno – L’ho fatto presente a marzo. Capisco le difficoltà di questa particolare fase storico-politico per Bologna, ma il Consiglio comunale aveva chiesto di mantenere continuità all’ufficio del garante". Per un bis della Bruno, però, serve un impegno del commissario, che ha a sua volta un mandato a termine e ben più limitato rispetto ai cinque anni dell’ufficio del garante. Che fare allora? Una soluzione potrebbe essere quella di autorizzare un’ulteriore proroga fino alle prossime elezioni. Intanto, in attesa di una decisione, in molti hanno espresso la propria preoccupazione e apprezzamenti per il lavoro svolto finora dall’avvocato Bruno. Tra i suoi sostenitori c’è la presidente della Camera penale di Bologna, l’avvocato Elisabetta D’Errico. "Ho scritto una lettera alla Cancellieri – ha rivelato – e le ho chiesto un incontro per discutere dei problemi del carcere della Dozza ma anche in relazione al Garante". E ha aggiunto: "I detenuti della Dozza non possono essere senza Garante dal primo settembre", anche perché a suo avviso quello svolto dalla Bruno è stato "un lavoro eccellente, che rischia di non restare in piedi se non c’é un passaggio di consegne vero".In tutto ciò infatti, non è possibile oignorarare le precarie condizioni del carcere bolognese. L’istituto della Dozza resta stracolmo – anzi, è il più sovraffollato d’Italia. Giovedì si sono contati 1163 detenuti su una capienza di 480, ma è stata ravvisata anche una lenta tendenza ad aprirsi all’esterno. E il segno è anche "il maggior senso di cittadinanza" di molti dei suoi reclusi: "Oggi tutti firmano con nome e cognome le doglianze che intendono fare", dice con orgoglio l’avvocato Desi Bruno. La Garante ha ricordato le difficoltà incontrate all’esordio dell’attività, aggiungendo però che oggi il suo "è un ufficio di eccellenza con persone competenti che conoscono il carcere e hanno un’ottima sensibilità". Tuttavia, ha sottolineato, "le condizioni del carcere sono andate via via peggiorando". E ha fatto alcuni esempi: in alcune celle ci sono quattro detenuti in nove metri quadrati; altri dormono su brandine, e non più su materassi per terra "grazie alle brandine donate dalla Cgil"; negli ultimi giorni spesso è mancata l’acqua perché i detenuti hanno più bisogno di rinfrescarsi; alcuni stanno facendo una colletta per comprarsi i frigoriferi. A ciò si aggiungono le difficoltà dei 300 detenuti tossicodipendenti: "Per loro non ci sono le risorse per farli entrare in comunità – ha spiegato la Bruno – Ma è una vergogna che l’unico posto sia la comunità di San Patrignano perché non si paga la retta. Considerando che un detenuto costa ogni giorno circa 150 euro al giorno e che l’ingresso in comunità costa 50 euro, mi chiedo a chi giova tutto questo..". Della carenza di risorse e di personale si è lamentato anche il provveditore regionale delle carceri Nello Cesari. "Nel 2005 sulle spese correnti, al netto di stipendi e altro, avevo a disposizione 49 milioni per 12 istituti – ha detto – quest’anno ne ho 18. Non è tollerabile una falcidiata dal 15 al 30% l’anno". Infine una battuta sul Cie, il Centro di identificazione ed espulsione immigrati di Bologna. "E’ un non-luogo – ha scandito la Garante – ma in questi anni, grazie a una direzione intelligente, è riuscito a farsi conoscere all’esterno. Si è capito che la strada da seguire era quella di aprirsi, perciò si può dire che quello di Bologna è il luogo meno peggio d’Italia".

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