Bologna-Genoa 1-3. Il verdetto è giusto


BOLOGNA, 5 OTT. 2009 – Occorre con urgenza l’uomo che legge i segni. Al Bologna è necessario un mezzo stregone o un mezzo guru che trovi il bandolo di questa matassa. Sette giorni fa bella prestazione contro la Juventus indossando una maglia verde dei tempi andati. Ora brutta prestazione e sconfitta in casa contro il Genoa indossando la casacca rossoblu originale degli esordi nel 1909. Allora questo 1-3 va interpretato e dobbiamo sapere se i contrastanti comportamenti dipendono dalle maglie e dai loro colori. In attesa si può dire che i giocatori di Papadopulo si sono espressi in maniera insufficiente, che il verdetto non è ingiusto, anche se tortuosa è stata la via per arrivarci. Tortuosa perché, negli spogliatoi, sia il tecnico che donna Francesca hanno accusato l’arbitro, in sostanza, di aver danneggiato il Bologna. Non c’è controprova ma il Genoa avrebbe vinto in ogni modo, anche se molti fischi di Gervasoni non convincono, su ambedue le sponde.Il Bologna ieri non poteva andare tanto lontano, per quello che ha fatto vedere. Sempre incerto nell’impostare la manovra, con un centrocampo infarcito di interdittori, con poca fantasia sulle corsie e relativa pochissima spinta cui manca sempre qualcosa per essere completa ed efficace. Reparti ammassati tra loro con accorciamenti che confondono più che chiarire quello che si vuol fare. Con i difensori esterni – nell’occasione Raggi e Lanna – piazzati male o non capaci di affrontare l’avversario di turno. Col reparto avanzato in cui brilla solo un Di Vaio quasi ritrovato del tutto, a fianco di uno Zalayeta pressoché immobile nella ripresa, autore però dell’unico tiro pericoloso nel primo tempo. E con un Osvaldo – sette milioni di euro – che non lascia ancora capire se è carne o pesce, di che stoffa è fatto e intanto sbaglia tutto compreso un tap in con la porta spalancata da pochi passi. Aggiungiamo che il Genoa si è visto espellere Mesto al settimo del secondo tempo, ma i bolognesi non sembravano essersene accorti, tanto è vero che i rapporti in campo non sono cambiati per nulla. E che l’ingresso di Mudingaiy a metà ripresa è apparso discutibile visto che era già presente chi strappa i palloni dai piedi mentre c’era piuttosto bisogno di qualcuno con idee fresche e possibilmente i piedi buoni. Senza infine dimenticare che l’allenatore ha continuato ad ordinare difesa a 4 anche quando i tre attaccanti del Genoa erano fuori e ci sarebbe stata l’opportunità di munire piuttosto le manovre per arrivare in avanti ad impaurire Amelia. Non c’è controprova, si è detto, ma insomma non perdere mi è parso quasi impossibile, esaminando oggettivamente l’andamento della partita. E una domanda in conclusione della succinta analisi: quanto sarebbe utile un esterno sinistro come Bonetto, già stato da queste parti in B ed oggi, si sente dire, libero per contrasti contrattuali? Sarebbe interessante sapere cosa ne pensano i Menarini, Salvadori e Maglione. Comunque sarebbe interessante farvi un pensierino. Altrimenti, ancora una volta, a chi evoca con ambiguità e zero trasparenza lo stadio nuovo viene subito da ribattere: prima la squadra nuova.Della tifoseria bolognese, invece, non si può dire che bene e non si vede certo la necessità di rinnovarla. I ragazzi, gli uomini e le donne sugli spalti, tutti hanno fatto un tifo d’inferno e la partita si è aperta con una scenografia rossoblu mai bella come stavolta. Ventimila e passa persone in piedi, ventimila e passa bandiere rossoblu al vento, agitate con un amore ineguagliabile, dando forma ad una cornice eccitante e commovente insieme. Bravi gli ideatori, bravi gli organizzatori, una cosa da Centenario, veramente, e ancora bravi.

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