Bologna: gaffe del Comune dietro a un manifesto fascista


BOLOGNA 16 APR. 2009 – “Femminicidi, ginocidi, violenze sulle donne”. E’ il titolo di un seminario organizzato dal Centro di documentazione ricerca e iniziativa delle donne della città di Bologna. Un normale convegno, di quelli, si solito, destinati a passare piuttosto inosservati. Se non fosse per la gaffe commessa dal Comune nel promuovere l’iniziativa. Un’immagine messa in allegato alle mail di invito al seminario ha suscitato diverse polemiche. Si tratta di un manifesto del ventennio fascista raffigurante un nero che aggredisce una donna. Sotto la scritta: “Difendila, potrebbe essere tua moglie, tua sorella, tua figlia”. La locandina ha fatto storcere il naso a tanti. Hanno protestato la Consulta degli immigrati, alcuni esponenti del Pd bolognese, la Casa delle Donne e persino l’Ordine dei Giornalisti dell’Emilia-Romagna.La “colpevole” dell’invito contestato è Milli Virgilio, assessore alle pari opportunità del Comune di Bologna, che ha dovuto fare una mezza marcia indietro, cercando di spiegare il fraintendimento nato da quel manifesto. La Virgilio non voleva assolutamente essere razzista. “Quel manifesto intende dire: ‘Siamo ancora a quei tempi’, dolendosene. Perciò mi dispiace che abbia offeso qualcuno”, ha spiegato l’assessore. “Ho visto quel manifesto in una mostra sulla violenza alle donne a Venezia. Mi aveva colpito per la sua qualità tragica e ho suggerito di inserire l’immagine in una mail spedita a più destinatari come invito al seminario”, ha continuanto. A scanso di equivoci, secondo l’assessore, c’era appunto il titolo del seminario e dei libri scritti sull’argomento che saranno lo spunto dell’incontro, e che, a suo avviso, aiutavano a contestualizzare il manifesto. Ma la Virgilio è pronta a riparare al danno: “Scriverò a tutti quelli che hanno ricevuto l’invito per spiegare che c’è stato un equivoco”.

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