Bologna e l’implosione della politica


Dunque alla fine anche il centrodestra ha i suoi bei problemi a Bologna. E sì che il centrosinistra (tra pre-pensionamento a sorpresa di Cofferati e mille litigi interni alla coalizione) ce l’aveva messa già tutta per dare un’immagine di caos assoluto. Poi sono arrivate le primarie che, come la livella di Totò, hanno rimesso a posto tutti i tasselli. Delbono candidato, qualcuno ci sta qualcun altro (Rifondazione) va per la sua strada. Questa settimana si è vissuto un piccolo psicodramma che però è la fotografia precisa dello stato in cui versa il Paese. Raramente infatti nella storia d’Italia i partiti hanno avuto il potere che hanno oggi (per quello naturalmente che ancora conta la politica rispetto agli altri potentati economici e ideologici). Eugenio Scalfari iniziava un suo editoriale qualche settimana fa con un’analisi precisa e spietata di questo strapotere. Salvo poi scoprire, girando pagina nella seconda parte dell’editoriale, che quelle parole non erano sue ma facevano parte di un’intervista rilasciata da Enrico Berlinguer a Repubblica negli anni Ottanta. Nell’Italia neo-berlusconiana i partiti (anzi i loro vertici) decidono ancora tutto ma non si può neanche più dire, sennò si passa per un Santoro qualsiasi. Quello che conta sono le liste civiche, sono i candidati eletti fuori dai partiti (e a questo punto in un talk show americano scatterebbero le risate finte). Il coordinatore regionale del Pdl-Forza Italia Bettamio ha annunciato in pompa magna che il “caro leader” Silvio Berlusconi aveva dato la sua benedizione alla candidatura di Alfredo Cazzola a sindaco di Bologna. In un sol colpo era stata azzerata quindi la candidatura Guazzaloca (sindaco di Bologna per una breve stagione della destra bolognese) oltre a qualsiasi candidato “civico” e a qualsiasi rivendicazione leghista. Alfredo Cazzola ha subito ringraziato il presidente Berlusconi per l’inaspettata incoronazione. Poi in serata la marcia indietro di Bettamio (e di Berlusconi): il leader supremo, si scopre, dà personalmente l’investitura e non la manda a dire al primo coordinatore regionale che passa; e comunque ci deve ancora pensare e soprattutto deve ancora leggere i santissimi sondaggi; e poi bisogna che le varie anime del centrodestra si mettano d’accordo perché avere una pulce grande come Guazzaloca nell’orecchio del pur navigato Cazzola proprio non si può. A quel punto, con una invidiabile faccia di bronzo da politico dei nostri tempi, Cazzola ha esclamato: vedete! Questo dimostra che non sono nominato da Berlusconi, bensì sono espressione del “civismo” (cioè la società civile, come si diceva una volta a sinistra). Nell’attesa che Cazzola si metta d’accordo con se stesso, non si capisce bene chi abbia combinato la frittata. E forse neanche importa tanto. La morale da trarre è un’altra ed è precisamente quella del degrado ormai irreversibile (forse no, speriamo, boh, non si sa mai) della politica locale quanto di quella nazionale. Con tutta la simpatia e il rispetto che si può ancora avere per un’operazione di semplificazione come quella compiuta dal Pd, negli scorsi mesi a Bologna neanche loro hanno dato un gran bello spettacolo (c’è bisogno di ricordare tutte le tappe dei candidati in pectore e soprattutto dell’abbandono domenicale di Cofferati?). E’ per questo che parlare di classe politica nel suo insieme non è qualunquismo.Anzi, aggiungiamo aceto sulla nostra piaga e parliamo anche della lista Beppe Grillo che domenica va alle primarie. Candidati: un avvocato che si occupa di infortunistica e un ex commerciante di frutta ora consulente informatico. Ora, diciamocela tutta… detta così sembra una battuta di satira politica. Anzi, leggetela con la voce di Beppe Grillo e mi sa che se siete di Bologna non ci andrete a votare alle primarie. Auguri ai giovani 43enni Paolo Garbelotto e ad Alberto Bonaveri, naturalmente, ma almeno sul programma potevano impegnarsi un po’ di più. Perché la loro è una vera lista della spesa: “lotta alla burocrazia, legge anticasta recepita con regolamento comunale, taglio delle consulenze esterne, raccolta differenziata, porta a porta, mobilità ‘dolce’ con bici, mezzi non inquinanti e autobus a chiamata, lotta al degrado con vigili urbani in città anche di notte e commercio di vicinato”. Mancano: un litro di latte, due cipolle, un pacco di carta igienica e il Vetril. Per non parlare della lista indipendente di sinistra, che neanche la reunion degli Abba potrebbe eguagliare: Piero Sansonetti, Nanni Balestrini, Massimo Serafini, Claudio Lolli, Stefano Bonaga e Bifo Berardi. Il nome della lista? Sarà deciso martedì prossimo in un’assemblea pubblica “all’ateniese, per alzata di mano” (altra risata registrata del pubblico in sala). Per chi ha memoria della “sinistra extraparlamentare” da 40 anni a questa parte la dimostrazione che variando l’ordine degli addendi il risultato non cambia. Non cambia mai. Proprio in queste ore abbiamo assistito al “miracolo” di Barack Obama negli Stati uniti. Per citare la folgorante battuta del prodiano Arturo Parisi subito dopo l’elezione del primo presidente nero d’America: adesso che abbiamo conquistato l’Ohio cerchiamo di vincere almeno le elezioni a Frosinone.

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