Bologna e l’Election day della discordia


BOLOGNA, 2 FEB. 2010 – Election day sì o election day no? A Bologna la data del voto per scegliere il nuovo sindaco è causa dell’ennesima polemica tra gli schieramenti politici. Che si accusano a vicenda di non volere l’accorpamento delle elezioni comunali e regionali. E ad aumentare la tensione c’è il silenzio prolungato del ministro Maroni, che giovedì in Consiglio dei Ministri dovrebbe finalmente comunicare la sua decisione.Il segretario del Pd Bersani, ieri in visita sotto le Due Torri, ha dichiarato di volere il voto subito, ma il coordinatore regionale del Pdl Filippo Berselli sostiene invece che sarebbe proprio i democratici a voler posticipare il voto, magari tra un anno, perchè teme gli effetti negativi del Cinzia-gate. E per il senatore berlusconiano Giampaolo Bettamio tutte le possibilità sarebbero ancora aperte: voto accorpato con le regionali, a giugno o nel 2011."E’ durato solo una settimana il bluff del Pdl – sostiene invece Marco Monari, capogruppo Pd in Regione Emilia-Romagna – Il centrodestra ha urlato slogan come ‘subito al voto’, ‘il bene di Bologna viene prima di tutto’, ‘la città ha bisogno di essere governata’, ma oggi rallenta e fa melina, interessato a trovare un altro candidato e a tessere trame elettorali per le quali, probabilmente, ha bisogno di più tempo". "Sulle elezioni a Bologna spira una brutta aria, quella del ripensamento", insinua infine Silvana Mura, coordinatrice regionale dell’Idv. "Se così fosse – continua – il centrodestra avrebbe preso clamorosamente in giro i cittadini bolognesi. Ma loro si prenderanno la rivincita nell’urna, punendo in particolare la Lega del ministro Maroni. Perché questa è l’unica regione del nord dove la Lega non conta nulla e accetta in silenzio gli ordini del Pdl".

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