Bologna e il paradosso dell’alloggio


BOLOGNA, 12 DIC. 2010 – Alla faccia dell’emergenza casa e della penuria di alloggi. Se dalla stazione di Bologna si muovono pochi passi per via Carracci, in direzione del Quartiere Navile, si arriva nel cosiddetto Villaggio ferroviario. Lì ci sono una quarantina di alloggi costruiti dalle ferrovie a metà degli anni Novanta per ospitare il personale delle Ferrovie dello Stato in trasferta. Con non poca sorpresa, però, si scopre che oggi questi quaranta alloggi sono inutilizzati: dentro non ci abita nessuno. Il tutto mentre gli studenti faticano a trovare una stanza in cui vivere e sono costretti a prendere in affitto dei loculi a prezzi folli. E proprio nel momento in cui si allunga la lista di chi vuole un posto nelle case popolari. Per non parlare degli extacomunitari vivono con regolare contratto in cantine della Bolognina adibite ad abitazioni.Ma il paradosso riguarda anche altri edifici costruiti costruiti da aziende pubbliche per ospitare i loro lavoratori in trasferta. Palazzine che poi col tempo sono state svuotate e adesso risutano sfitte. In via Agucchi, per esempio, c’è una ex casa-albergo delle Poste: una parte è stata riscattata, ma un’ottantina di appartamenti – più di 150 posti letto – rimangono vuoti. "Viene la gente a drogarsi, e l’abbiamo denunciato più volte – ha raccontato al Tgr un abitante della zona – Tutto intorno ci sono delle macchine abbandonate e l’edificio, sta degradando anche come cemento armato, perchè è completamente abbandonato. E ovviamente non c’è nessuno che fa la manutenzione".La sorte della palazzina è ancora tutta da scrivere. Sembra che le Poste facciano fatica a venderla e che abbiamo quindi deciso di riesumarla per portarla alla sua funzione originaria: dare un alloggio ai propri dipendenti. Ma c’è anche una proposta alternativa, che è quella di riqualificare per avere nuovi appartamenti a canone agevolato o a disposizione dei dipendenti pubblici, come i dipendenti delle Forze dell’Ordine in trasferta. "Potrebbero benissimo cederle ai Comuni – suggerisce Claudio Mazzanti, presidente del Quaritere Navile – I Comuni ne curerebbero la gestione. E lo Stato potrebbe, dando i contributi alle Regioni, finanziare questi canali che si chiamano ‘contratti di quartiere’. In questo modo, grazie ai finanziamenti statali, i Comuni le ristrutturerebbero e potrebbero essere asseganti, una volta ristrutturati, e affittati". Sarebbe indubbiamente una soluzione intelligente, proprio quello che ci vorrebbe per far vivere molte persone in condizioni migliori di quelle attuali. Ma ciò che sembra semplice, se non naturale, molto spesso non si riesce a realizzare. Chissà perchè.

Riproduzione riservata © 2016 viaEmilianet