Bologna: dopo le svastiche e le scritte razziste, molotov contro il bar Toni


BOLOGNA, 4 FEB. 2009 – Due settimane fa svastiche e frasi razziste sulla serranda, la scorsa notte una molotov lanciata da una finestra dentro il bagno. E’ finito di nuovo nel mirino il bar ‘Toni’ di via Baldini, nel quartiere Barca alla periferia di Bologna, gestito da poco più di un mese da un egiziano di 52 anni. Una bottiglia in plastica da un litro, riempita probabilmente di benzina o gasolio, è stata lanciata all’ interno del bagno attraverso una finestra lasciata semiaperta: ha preso fuoco e annerito sia le pareti interne del locale, sia il muro esterno dell’ edificio. Il titolare, Magdy Makar, racconta di avere aperto l’attività verso le 6, ma di non essersi inizialmente accorto di nulla. E’ stato un cliente, circa tre quarti d’ora dopo, a scoprire l’accaduto, andando in bagno. Il barista ha così avvertito la polizia, che ha avviato le indagini. E’ il terzo atto vandalico subito dal bar Toni in un paio di settimane. La notte del 14 gennaio sulla serranda erano state tracciate, con una bomboletta spray di colore blu, svastiche, croci celtiche e la scritta ‘via’. Lo stesso era accaduto sulla saracinesca di una macelleria poco distante, anch’essa gestita da un egiziano. Il 19 gennaio poi il barista aveva trovato il lucchetto della serranda bloccato dalla colla. "Adesso sono preoccupato, così non posso lavorare tranquillo", dice Makar, che prima gestiva un bar a Medicina, nel bolognese, e che poco prima di Natale 2008 ha rilevato quello al quartiere Barca. Il commerciante spiega di non avere mai ricevuto minacce o insulti, e di avere comunque intenzione di andare avanti, anche installando telecamere di sicurezza per proteggere l’ esercizio. Per l’episodio delle svastiche, il Pm Valter Giovannini aveva chiesto al Gip l’archiviazione del fascicolo, aperto contro ignoti per i reati di deturpamento e imbrattamento aggravati dalla finalità di discriminazione etnica, razziale e religiosa. L’assenza di testimoni e di impianti di videosorveglianza rendeva infatti praticamente impossibile dare un volto e un nome agli autori del gesto.

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