Bologna calcio, una vittoria con molte ombre


BOLOGNA, 18 MAG. 2009 – Bologna-Lecce 2-1, e la Menarini company rimane con la bocca appena fuori dall’acqua, riesce a respirare ancora seppure affannosamente e con prospettive color grigio intenso per l’immediato futuro. Nonostante il successo finale, questa è la risultante di una domenica certo non positiva. La vittoria del Torino a Napoli, infatti, ha un doppio effetto negativo. Mantiene i granata davanti di un punto e obbliga i rossoblu a vincere le due partite residue se vuole mantenere speranze di salvezza, senza che gli stessi 6 eventuali punti diano comunque garanzie assolute per il discorso dei risultati incrociati. Peraltro è bene dirlo subito, saranno al 20, massimo 25 per cento le probabilità che il Bologna riesca a rimanere in A. E mai come stavolta vorrei sbagliare una previsione! Il fatto è che, contro i salentini, gli uomini di Papadopulo si sono esibiti in una partita che definire brutta e mal giocata sa molto di eufemismo. Sono stati 90’ pressoché orribili, la metà dei quali disputati in superiorità numerica per l’espulsione di un giallorosso al 5’ della ripresa. Il Bologna ha tirato nello specchio della porta 4 volte, segnando 2 reti, ma ha stentato dal primo all’ultimo minuto ad organizzare qualsiasi manovra minimamente decente, a prendere in mano le redini delle operazioni, a provare di guidare la propria barca verso il desiderato approdo. Non è un caso che la vittoria sia scaturita, col gol di Volpi, al 95’, sintomo che la fortuna stavolta ha decisamente giocato con un po’ di rossoblu indosso, tenuto conto che pure la rete di Di Vaio porta con sé notevoli sospetti di fuorigioco. Ma il problema è apparso il solito. La debolezza cronica, in questa stagione, della squadra che riflette la debolezza della rosa dei giocatori. Che mancano, e anche questo è già stato ripetuto a iosa, di personalità, di quella necessaria almeno per cavarsela in serie A. Ha colpito molto che il Bologna non abbia quasi mai fatto pressing efficace e costante, che le palle perse siano state tantissime, che la grinta espressa fosse assai, assai inferiore a quella che ci si aspetta da un undici che vuole togliersi dalla pessima situazione di classifica in cui si trova questa squadra. Quindi zero idee, zero gambe, zero cuore e testa. Con simile bilancio, solo la dea bendata può ancora alimentare qualche speranziella, ma non bisogna però che la contrastiamo con le nostre mani. Infatti coi leccesi, non irresistibili in attacco, la difesa a tre ha ballato per tutta la partita, il centrocampo a cinque ha camminato spesso e volentieri e là davanti Di Vaio ed Osvaldo hanno dato poco, rete a parte. L’ex fiorentino per la verità non ha dato nulla ed è uscito peggio che irritato per la sostituzione subita. Ma il discorso è che variazioni tattiche non sono proponibili a tre domeniche dalla fine della stagione se non hai uomini diversi da quelli di sempre. Il Bologna, piaccia o non piaccia, ha dato il suo meglio (si fa per dire!) quando ha adottato il 4-4-1-1 e con le due punte ha combinato ben poco. pur assortendo spesso il compagno da affiancare a Di Vaio. Quindi sarebbe bene che Papadopulo ne tenesse conto mantenendo lo schema e puntando sulle motivazioni che non sono sembrate granchè, se si tiene presente il ritmo e le energie messe in mostra dai rossoblu contro il Lecce. Ritmo di gioco ed energie al di sotto del necessario per battere il Chievo a Verona ed il Catania in casa, se la logica più elementare ha un senso. Ma perché poi dovrebbe averlo questo benedetto senso questa benedetta logica? Non potrebbe dimenticarlo a casa per le ultime due partite del Bologna? O non potrebbe capitare qualunque altro imprevisto ed imprevedibile evento e venire in aiuto ai rossoblu? Se lo meriterebbero? Forse no, ma se ne parlerà a bocce ferme.

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